www.rolandofustos.it | Blog del Dr. Rolondo Füstös otorino
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IL SONNO: DIAMO I NUMERI?

Esistono soggetti che necessitano di meno ore di sonno rispetto ai coetanei, ma che, pur dormendo soltanto 4 o 5 ore per notte, si sentono bene e riposati come chi ne dorme 9. Questa è una condizione estremamente soggettiva e sta a dimostrare quanto sia importante capire il personale ritmo naturale del sonno. Imparare a conoscere le nostre esigenze significa anche evitare inutili stress, come andare a coricarsi troppo presto e non riuscire ad addormentarsi velocemente può creare il dubbio di avere un problema quando in realtà basterebbe cambiare leggermente l’orario e adeguarlo alla nostra età ed esigenza fisica. E’ importante sentirsi bene e riposati il giorno successivo, perché, se questa sensazione di benessere non dovesse accompagnarci nelle ore diurne, allora potrebbe realmente esserci un problema da risolvere. Troviamo in commercio sempre nuovi apparecchi per il monitoraggio del sonno. Sensori da applicare al corpo, dischi da inserire sotto il materasso, orologi e radiosveglie in grado di misurare non solo la durata, ma soprattutto la qualità e la profondità del sonno. Le applicazioni per smartphone che ci vogliono aiutare analizzando i nostri momenti di riposo si moltiplicano ogni giorno.  Ciò é dovuto alla maggiore attenzione che poniamo al ristoro notturno e nel contempo ci sensibilizza ad essere attenti a tutti quegli aspetti indispensabili per un sonno ristoratore. Nella pratica queste apparecchiature sono studiate per rilevare la frequenza cardiaca, respiratoria e dei movimenti notturni ed anche l’analisi precisa delle fasi del sonno. Possiamo così ottenere un diario del sonno con eventuali rilevazione dei disturbi respiratori e ottenerne una immagine grafica. Tutto ciò é reso possibile oggi, infatti del nostro sonno possiamo misurare e ottenere valori numerici che ci danno l’esatta rilevazione, l’analisi e il miglioramento delle personali abitudini notturne.

Quali sono allora i valori più significativi in grado di quantificare il periodo che dobbiamo dedicare al recupero psicofisico?

Il più riconosciuto indice in grado di dirci se un eventuale russamento può danneggiare la nostra salute si definisce: indice di apnea/ipopnea (AHI). Si tratta di un punteggio che rappresenta il numero medio di eventi di interruzione completa o parziale del respiro che si manifestano per ogni ora di sonno.  Nel sonno normale questo valore non dovrebbe superare il numero di 5 eventi per ora. 

Lo stesso valore non dovrebbe essere superato per l’indice di disturbo respiratorio (RDI). Si tratta di un indice simile al precedente, ma che tiene conto anche di brevi risvegli che costringono ad uno sforzo respiratorio e conseguente “arousal” a livello elettroencefalografico: i cosiddetti RERA.

Le apparecchiature cliniche, a differenza delle applicazioni “fai da te”,  sono in grado soprattutto di misurare esattamente il valore dell’indice di desaturazione dell’ossigeno (ODI). Questo punteggio è importantissimo, in quanto prende in considerazione il numero delle volte che l’ossigeno nel sangue scende di almeno il 4% ogni ora di sonno. Come ci si può facilmente immaginare, più l’ossigeno diminuisce, più il cuore deve faticare e rischia di sviluppare aritmie, ipertensione, insufficienza cardiaca fino al cosiddetto “cuore polmonare cronico” con aumento del rischio di infarto cardiaco, ma anche ictus cerebri e morte improvvisa. 

REM significa “Rapid Eye Movement”, e sta ad indicare il movimento rapido degli occhi che avviene durante una precisa fase notturna. Non solo i nostri occhi si muovono, ma anche il nostro corpo subisce dei cambiamenti: il battito cardiaco accelera, la pressione arteriosa aumenta, e il respiro diventa meno regolare. La fase REM del sonno è detta appunto “sonno paradosso” perché è l’unica in cui si verificano i sogni. Il nostro cervello è infatti incredibilmente attivo, come se stessimo svolgendo un’attività intellettuale. Sappiamo che l’interruzione della fase REM può provocare l’insorgenza di sintomi ansiosi, irritabilità, difficoltà di concentrazione e disturbi della memoria. Sognare, quindi, non è semplicemente un gioco, ma un’attività cognitiva fondamentale per il nostro benessere. Il risveglio brusco dalla fase REM, infatti, può causare confusione e disorientamento e addirittura allucinazioni. Addirittura, non andare nella fase REM per diversi giorni porta a disturbi psichici, allucinazioni, paranoia e disturbi della personalità.

Il fabbisogno totale di sonno e quello della fase REM sono variabili soprattutto in base all’età:

Fabbisogno totale di Sonno Di cui Sonno REM
Fino a 2 anni 12 ore e 30 minuti 3 ore
Fino a 5 anni 11 ore 2 ore 30 minuti
Fino a 9 anni 10 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 13 anni 10 ore 2 ore
Fino a 19 anni 8 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 25 anni 8 ore 2 ore
Fino a 30 anni 7 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 45 anni 7 ore 2 ore
Fino a 50 anni 6 ore e 20 minuti 1 ora 30 minuti
Oltre i 50 anni 6 ore 1 ora 30 minuti

L’età, e le caratteristiche psicologiche personali possono determinare l’esigenza di sonno. L’adulto, l’anziano, ma anche la persona estroversa, energica, lavoratrice instancabile, ambiziosa e sicura di sé generalmente dorme poco, mentre il soggetto che facilmente si preoccupa, insoddisfatto di sé, un po’ nevrotico, creativo tende a dormire per tempi più lunghi. Resta determinante e meno variabile la durata del sonno che deve essere garantita allo stadio REM e cioè tra il 15 ed il 30%. 

Dobbiamo essere consapevoli che dormire non è una perdita di tempo, come la società frenetica di oggi potrebbe farci credere. Per migliorare le nostre prestazioni dovremmo preoccuparci di dormire meglio, non meno. Diverse funzioni infatti vengono regolate proprio in questo indispensabile momento della nostra vita. Non godere di un sonno realmente ristoratore é da considerarsi pertanto una vera e propria malattia.

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Un recente studio ha analizzato circa 700 pazienti, presentatisi al pronto soccorso con una perforazione traumatica della membrana del timpano. Circa il 63% dei casi era costituito da giovani non ancora diciottenni e tra loro sono risultati piú esposti al rischio i bambini sotto i 6 anni.
I tipi di trauma includevano lesioni da trauma diretto (554 pazienti), lesione da esplosione (55 pazienti) e danno strumentale (32 pazienti). I taumi diretti a loro volta erano dovuti a corpi estranei, uno schiaffo o un pugno causati dal coniuge o amante nella maggior parte dei casi (52%), meno frequentemente da genitori e famigliari (3%), insegnanti scolastici (4%), compagni di scuola (12%), agenti di sicurezza (7%), e percosse per liti da traffico di strada (22%).
In numerosi pazienti erano rilevabili anche i residui dei corpi estranei nel canale auricolare e tra questi la maggior parte erano da cotton fioc. Questi diffusissimi bastoncini cotonati nacquero nel 1923 dall’idea di un americano di origine polacca che trovó il modo di produrre industrialmente i batuffoli di cotone che vedeva arrotolare dalla moglie attorno agli stuzzicadenti per pulire le orecchie ai figli. Il signor Gerstenzang, con il suo intuito sará certamente ricordato per una invenzione che ha rivoluzionato l’igiene quotidiana del 19. secolo.
Purtroppo, peró non si tratta di un sistema sicuro.
Questi bastoncini imbottiti sono stati a lungo commercializzati soprattutto come prodotto per la casa e pubblicizzati per le loro diverse applicazioni: cosmesi, attività artistiche e manuali, la pulizia della casa e la cura dei bambini. E da anni, le confezioni dei cotton fioc riportano un’avvertenza molto esplicita: “Non inserire nel canale uditivo”. Ma tutti – soprattutto chi di professione si occupa di problemi dell’apparato uditivo – sanno che molte persone, se non la maggior parte, ignorano completamente tale avvertenza.
Un articolo del Washington Post del 1990 sosteneva ironicamente che dire alle persone di “utilizzare i bastoncini solo nel padiglione auricolare esterno evitando le cavità uditive” – come suggeriscono le confezioni di cotton fioc – sia come chiedere ai fumatori di tenere una sigaretta in bocca senza accenderla.
Il cotton fioc, inoltre, oltre a essere pericoloso è anche superfluo e l’uso prolungato causa la rottura delle ciglia che trasportano verso l’esterno il cerume, provocandone l’accumulo, anzi spingendolo in profonditá. Per questo motivo, l’American Academy of Otolaryngology nelle sue linee guida del 2008 ha classificato i cotton fioc come “intervento non appropriato o dannoso”, anche nel caso in cui il cerume debba essere necessariamente rimosso dall’orecchio.
Possiamo quindi essede d’accordo con il Prof Fitzgerald di Washington quando afferma: «Se fosse per me, sarebbero tolti dal mercato», ha detto. «Quando ho in cura pazienti con problemi alle orecchie ricorrenti, mi faccio promettere che butteranno via i loro cotton fioc, e che non li ricompreranno più. I pazienti che continuano a tornare con delle infezioni alle orecchie sono quelli che non mi danno ascolto».

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ACUFENI: TRATTAMENTI COMPLEMENTARI

Qual è il ruolo della medicina complementare nella gestione dell’acufene?

Oggi, si può spaziare tra un gran numero di farmaci, integratori e terapie alternative che aiutano a far stare meglio le persone colpite. I sistemi più popolari sono: terapia respiratoria, training autogeno, biofeedback, cromoterapia, esercizio fisico, bodybuilding, idroterapia, meditazione, t’ai-chi, yoga e altri.

I trattamenti alternativi per l’acufene sono:

Agopuntura: esistono studi che mostrano che l’agopuntura non risolve il rumore dell’orecchio cronico, ma che i sintomi di accompagnamento, come l’insonnia, difficoltà di concentrazione e altri, sono influenzati positivamente e che il suono può essere alleviato. L’applicazione degli aghi ha significato nel rumore dell’orecchio cronico.

Medicina Aiurvedica: informarsi esattamente riguardo l’esperienza del medico supervisore e, soprattutto, fare riferimento ai consigli di diagnostica ayurvedica.

La  terapia con fiori di Bach: questa terapia è completamente priva di effetti collaterali, ma anche di effetti clinici dimostrabili. Un risultato positivo nel trattamento dell’acufene cronico è probabilmente dovuto all’effetto placebo e all’influenza carismatica del terapeuta.

Elettroterapia dell’orecchio: attualmente non esiste una certezza del beneficio terapeutico e quindi si dovrebbe essere molto scettici su questa procedura.

Riflessologia: il trattamento è indolore, innocuo e piacevole e può essere utile come misura complementare.

Omeopatia: l’omeopatia potrebbe essere un aiuto nel trattamento dei disturbi concomitanti del tinnito cronico. Il trattamento omeopatico come unica terapia per la risoluzione dell’acufene, tuttavia, deve essere considerato inefficace.

A seconda della complessità e dei sintomi associati, non dovrebbero essere trascurate altre misure terapeutiche come la consulenza psicologica, le terapie mediche e il retraining.

Ipnoterapia: l’ipnosi può far sì che i pazienti non sentano più i loro rumori dell’orecchio così fastidiosi. Ad esempio, il rumore dell’orecchio può essere collegato dall’ipnosi con idee piacevoli. Il rilassamento (piuttosto aspecifico) associato all’ipnosi libera dalle paure. Attraverso un’applicazione responsabile, il paziente ottiene il controllo sugli attributi negativi dell’acufene e quindi sulla libertà nella gestione di pensieri e misure positive. Come ausilio, nel contesto di un trattamento a 360 gradi, questo metodo può essere suggerito.

Kinesiologia: non può essere considerata come unica terapia. Viene usato – anche diagnosticamente – da terapeuti esperti come “strumento” nel contesto di un trattamento olistico.

Musicoterapia: nelle mani di riabilitatori esperti, la musicoterapia è altamente raccomandata, non solo nell’acufene. Magnetoterapia: ad oggi studi scientifici sul funzionamento e l’efficacia della terapia non sono ancora disponibili.

Terapia neurale: c’è chi sostiene che possa avere una certa efficacia se è applicata già nella fase acuta dell’acufene.

Osteopatia e chiropratica: l’osteopatia e la chiropratica possono ottenere risultati sorprendenti nel trattamento nei casi acuti in singoli casi. Anche un acufene cronico può essere alleviato dall’osteopatia, in parte dalla chiropratica, in molti casi. Ciò è anche favorito principalmente dall’intenso contatto tra terapeuta e paziente.

Perché sotto stress l’acufene aumenta?

Lo stress è una componente naturale delle nostre vite, è qualcosa che tutti abbiamo vissuto e che dobbiamo sperimentare proprio come sentiamo la tristezza o la felicità – a volte abbiamo bisogno di sperimentare la tristezza per sapere cosa significa felicità! Cosa può allora fare il paziente con acufeni per combattere lo stress: soprattutto camminare, parlare e mangiare più tranquillamente. Lasciare l’orologio a casa. Guidare l’auto in modo consapevole e più lento. Ascoltare attentamente la musica. Raccogliere o trascrivere vecchi ricordi positivi. Visitare un buon amico. Sorridere di più. Essere più consapevole di più amichevole con le persone che incontriamo. Mantenere il controllo in circostanze fastidiose. Esprimere al proprio partner e ai figli i propri sentimenti. Ritirarsi in determinati momenti. Visitare un museo o una galleria d’arte. Identificare le cattive abitudini ed eliminarle. Offrire un piccolo regalo a qualcuno che ti sta caro.

Esiste una dieta per gli acufeni?

Non esiste una dieta specifica per l’acufene che possa eliminare il rumore dell’orecchio! Tuttavia, una sensazione corporea sana e corretta contribuisce in modo determinante a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della vita e quindi a far fronte a un acufene cronico. Anche per questo fastidioso disturbo è in ogni modo importante è che i cosiddetti “veleni del piacere”, cioè l’alcol, la caffeina e la nicotina siano evitati in modo assoluto!

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ACUFENI : cause e rimedi

I disturbi della circolazione possono causare acufeni?
La perfusione dell’orecchio interno con la coclea è regolata nel nostro corpo in modo molto preciso ed è largamente indipendente dall’influenza della pressione sanguigna. Gli esperti ora sono sicuri che si tratti solo in casi particolari di disturbi circolatori puri. L’assunzione di compresse che promuovono la circolazione è quindi considerata oggi spesso priva di significato. Nel caso di un vero disturbo circolatorio, è probabile che solo una terapia sia in grado di fornire ossigeno nutriente all’orecchio interno: l’ossigenoterapia iperbarica.
Ci sono radiografie per spiegarci l’origine del nostro acufene?
Se vi è il sospetto di un acufene di origine organica dall’esame clinico, vengono utilizzate tecniche di imaging molto specifiche che possono rappresentare direttamente o indirettamente le strutture delle vie uditive centrali. Imaging si avvale innanzitutto della risonanza magnetica (RM). Usando questo studio, che non espone il paziente ai raggi X, ma si basa sulla misurazione dei campi magnetici, è ora possibile visualizzare i tessuti sia nel cervello ma anche nel resto del corpo in modo molto preciso, fino a una risoluzione di meno di 1-2 mm. Questo studio è eccellente per rilevare anche piccoli neurinomi acustici che possono crescere nel condotto uditivo interno. Gli ultrasuoni possono essere indicati  specialmente in caso di rumori  sincroni con il polso, quando è necessario ricercare le ostruzioni nel flusso. A tale scopo, l’ecodoppler é l’ideale per la prima diagnosi. L’angiografia può essere un approfondimento utilissimo in tutti i casi in cui la prova di una alterazione nel flusso sanguigno viene rilevata durante l’ecografia, il sistema vascolare deve essere visualizzato utilizzando una radiografia dei vasi sanguigni, un’angiografia che può mostrarci ciascun singolo rametto del flusso sanguigno. In questo studio, un catetere viene inserito in un grande vaso sanguigno e vengono iniettati mezzi di contrasto. Una rappresentazione molto precisa del nostro albero vascolare può essere però ottenuta anche senza l’uso di cateteri, mediante uno speciale esame di risonanza magnetica, la cosiddetta angio-MRT.
Quali sono farmaci abbiamo a disposizione per il trattamento dell’acufene?
La pillola, che semplicemente “spegne”un rumore dell’orecchio, non è stata ancora inventata. Molti farmaci sono efficaci soprattutto in speciali forme di tinnito, ma non influenzano la sua origine o le sue cause. Sono in corso molte ricerche e alcune metodiche si sono rivelate incoraggianti. Sulla base dell’ipotesi che i disturbi circolatori siano tra le cause principali nello sviluppo degli acufeni, i medicinali che favoriscono la circolazione sono usati principalmente nel trattamento acuto. Sempre più frequentemente però questo meccanismo è messo in discussione. I farmaci usati qui sono in parte vasodilatatori, in parte quelli che migliorano le proprietà del flusso del sangue. Per ottenere un effetto rapido e intenso, le sostanze sono somministrate in forma di infusioni. Con l’acufene cronico, una tale terapia con lo scopo di migliorare la circolazione non ha più senso. Sono quindi utilizzati farmaci che possono intervenire nei processi di trasmissione dell’udito nell’orecchio interno e nel cervello. Una valutazione dello specialista può contribuire in modo determinante alla guarigione dell’acufene.
Che cosa consigliano i medici?
A tutti i pazienti diciamo: “anche se trovassi il silenzio assoluto, il tuo rumore dell’orecchio sarebbe sempre presente e ti sembrerebbe addirittura più forte”. Distraiti per evitare la cronicizzazione! Goditi la giornata! Non spegnere i  dispositivi che producono suoni! Metti una sveglia sul tuo comodino o una fontanella con un flusso di acqua nella camera da letto. Evita il silenzio! Ascolta tranquillamente la musica di sottofondo durante il giorno e prima di addormentarti. Ascolta i suoni della natura, come il canto degli uccelli o il fruscio delle foglie. Non ascoltare te stesso se l’acufene è ancora lì! Esegui il diario degli acufeni (soprattutto all’inizio della malattia può essere utile). Divertiti: visita gli amici. Vai al cinema o un concerto. Regalati un weekend di benessere.
Qual è la terapia nella fase acuta?
Talvolta può essere necessario un trattamento in regime di ricovero, specialmente quando è presente un disturbo dell’orecchio interno e già questo prevede flebo per diverse ore al giorno (da 3 a 6 ore). Soprattutto in certi casi si rende necessario un attento monitoraggio ospedaliero (ad esempio in caso di diabete).
Qual è il trattamento dell’acufene cronico?
Il medico deve sempre porre le seguenti domande specifiche: Quanto ti dà fastidio l’acufene? Ce la fai a conviverci? Nonostante il paziente, ovviamente, voglia eliminare il rumore dell’orecchio, deve chiedersi quale significato abbia acquisito il tinnito nella sua vita e, soprattutto, se e in che modo il rumore dell’orecchio influisce sulla sua vita sociale, sulla sua felicità e sul suo lavoro. In molti casi, a questa domanda il soggetto risponde che è sopportabile. Molti sopportano il loro acufene tanto da non venirne più minimamente disturbati. Se il paziente però soffre  particolarmente e la qualità della vita è influenzata negativamente, si rendono necessarie ulteriori misure. In linea di principio, l’intervento deve coprire le seguenti aree: psicologia, stile di vita, sport, nutrizione, sonno, igiene, terapia di rilassamento (in particolare per la gestione dello stress). Le linee guida sugli acufeni propongono le seguenti opzioni di trattamento: nessuna terapia nella maggior parte dei malati che hanno ricevuto sufficienti informazioni e suggerimenti attraverso la consulenza sull’acufene e una eventuale consulenza psicologica, essi saranno in grado di affrontare il loro disturbo senza usare farmaci. Potrà poi essere introdotta una integrazione con terapia farmacologica nel caso di una diagnosi medica, l’indicazione di apparecchi acustici e / o mascheratore del tinnito, una psicoterapia (nel caso di. ansia o depressione) o tinnitus retraining therapy eventualmente combinato con farmaci psicotropi.

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ACUFENI: perché

Le nostre orecchie sono attive 24 ore al giorno. Nei giorni nostri il silenzio assoluto ci appare addirittura anormale L’orecchio è il primo organo sensoriale pienamente sviluppato e funzionante già nel grembo materno ed è l’ultimo a spegnersi con la morte! Se nel corso della nostra vita non usiamo il nostro sistema uditivo con parsimonia, l’udito svanirà come la carica di una batteria. I sovraccarichi acustici si accumulano nell’orecchio per tutta la durata della vita.

 

Perché compare lacufene?

I rumori molesti, fischi, fruscii che percepiamo nel silenzio sono causati da una moltitudine di possibili situazioni e patologie.

In una grande maggioranza dei casi si tratta di un danno alle cellule ciliate. Queste ciglia sono, per così dire le antenne delle cellule del senso dell’udito. Esse si trovano nell’orecchio interno, dove abbiamo oltre 1 000 000 di parti meccaniche in movimento! Il danno alle cellule ciliate è frequentemente causato dal rumore. Il rumore cronico, ma anche quello acuto derivante ad esempio da esplosioni, portano a danni diretti di queste parti meccaniche. Un traumatismo acustico è una delle cause più comuni di rumori acuti o cronici dell’orecchio.

Disturbi nell’area dei canali ionici. Un alterato afflusso di sodio o di potassio nella cellula ciliata può portare a una reazione anomala e quindi alla produzione di rumori da parte dell’orecchio. Perché si può arrivare a un disturbo di questi canali, non è ancora sufficientemente chiarito. Una causa, tuttavia, sono le intossicazioni dell’orecchio interno, dovute talvolta da alcuni farmaci, tra cui anche l’aspirina in dosi elevate.

Danni alle pompe ioniche. Le piccole pompe sul lato delle cellule ciliate sono anche sensibili alle tossine cellulari. Queste includono alcuni farmaci, ma anche molto probabilmente dai cosiddetti “veleni del piacere”come la nicotina. Un disturbo della motilitàdi queste cellule. La corretta contrazione della cellula se investita da uno stimolo sonoro è cruciale per il nostro udito. Il meccanismo motorio della cellula pilifera non solo migliora la percezione del suono, ma consente anche a ciascuna delle 48.000 cellule ciliate di trasmettere il proprio segnale al cervello. Questo meccanismo rende possibile per noi riconoscere certi segnali in mezzo ad una giungla di suoni che ci circonda. Nella sala da concerto, questa capacità ci consente di distinguere i singoli strumenti.

Disturbi della trasmissione del segnale al nervo uditivo (sinapsi). La ricerca dei disturbi patologici nell’ambito della trasmissione sinaptica, non solo sull’orecchio interno, ma anche nel cervello, è attualmente in pieno svolgimento.

 

 

 

 

 

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Come vanno somministrate le soluzioni saline nasali ai bambini?

Sovente mi accorgo che la maggior parte dei medici prescrive soluzioni saline nasali, ma non si sofferma a sufficienza nella spiegazione delle modalità di somministrazione. Vanno quindi chiarite le modalità corrette per somministrare gocce saline nasali soprattutto a neonati, bambini piccoli e bambini più grandi.

Quando i bambini soffrono di raffreddore, influenza o allergie, le gocce nasali sono uno strumento efficace per alleviare la congestione. Sono composti principalmente da una soluzione salina, che provoca la contrazione dei vasi sanguigni nel naso  (decongestioni) e la diluizione del muco (mucolisi) e riduce il gonfiore della mucosa che riveste i seni paranasali che si stanno sviluppando proprio in questo periodo della vita. Alcune gocce nasali possono contenere anche  altri principi attivi, come steroidi, disinfettanti, vasocostrittori e molte altre sostanze attive sulle mucose con cui vengono a contatto. Presupposto fondamentale, però è che vengano utilizzate secondo modalità molto precise, che sovente il medico non specifica adeguatamente.

Nel caso di un lattante, ci si deve lavare le mani con acqua e sapone. Va verificato il dosaggio appropriato del contagocce nasale. Il bambino va cullato sul braccio sinistro. Se il naso del bambino è completamente bloccato dalla congestione, si può utilizzare una peretta di aspirazione nasale per rimuovere il muco che ostruisce il nasino. Il contagocce va posizionato appena oltre l’apertura del naso del bambino. Si spreme delicatamente il bulbo del contagocce fino a somministrare il dosaggio richiesto.

Il piccolo va poi tenuto nella stessa posizione per cinque minuti per consentire alle gocce di fluire all’interno del naso. Se il bambino inizia a tossire, va mantenuto in una posizione più eretta. E’ consigliabile al termine di risciacquare peretta e boccetta con acqua tiepida.

Con i bambini più grandi la chiave del successo è la cooperazione. Premiare il bambino quando collabora può essere determinante per rendere questa esperienza meno spiacevole per tutti. Gli va proposto di soffiare bene il nasino e coricarsi. Andrà avvisato che sentirà le gocce in gola e che non si deve spaventare, ma rimanere supino per cinque minuti. Può naturalmente alzarsi in caso di tosse, ma resistere alla tentazione di soffiare nuovamente il naso per qualche minuto.

La prima volta soprattutto è fondamentale che tutto si svolga tranquillamente, e le somministrazioni successive sarà molto meno traumatizzanti.

Gli effetti collaterali possibili possono includere: naso che cola, starnuti, bruciore, o secchezza nasale.

L’attenzione ad una igiene corretta aiuta a prevenire  questi effetti collaterali: lavare e asciugare sempre il contagocce ogni volta che viene usato il farmaco e non condividere mai contagocce nasali tra i bambini evita la diffusione di infezioni.

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troppo rumore!

Tutti noi siamo disturbati quando ci troviamo in presenza di un rumore troppo forte. Ma le persone con perdita uditiva anche lieve, hanno orecchie particolarmente sensibili e non possono tollerare livelli anche normali di rumore. L’udito ipersensibile (iperacusia) è più comunemente associato a una perdita dell’udito. Molti di noi hanno sperimentato il modo in cui le persone anziane ti chiedono di parlare, ma poi, dopo un po’ dicono: “non gridare! Non sono mica sordo”.  Questo fenomeno è tipicamente un problema per le persone che soffrono di sordità neurosensoriale, mentre non disturba le persone che soffrono di ipoacusia trasmissiva. Man mano che invecchiamo, il numero di cellule ciliate e fibre nervose responsabili della percezione di suoni nell’orecchio interno si riduce. Anche la capacità di valutare diverse intensità del suono è compromessa. Per compensare ciò, vengono reclutate e attivate tutte le fibre nervose superstiti per ottenere un volume quasi massimo. Di conseguenza, anche suoni abbastanza moderati possono sembrare insopportabilmente rumorosi. 

La gamma dinamica é la possibilità di sentire dai sussurri fino ai rumori assordanti degli aerei con escursioni di 140 decibel e oltre. Per avere un’idea di quello che é la dinamica del nostro orecchio, in un ipotetico confronto tra i suoni che percepiamo e la capacità visiva, se l’occhio avesse la stessa dinamica saremmo in grado di leggere un quotidiano a distanza di 50 metri. Con il passare degli anni si riduce sia la capacità visiva, quanto quella uditiva, ma non in maniera lineare, si riduce la acutezza visiva per vicino e quella uditiva per i suoni piú acuti.

Nell’anziano e nella maggior parte degli ipoacusici percettivi, la gamma dinamica viene compressa: la differenza tra il suono piú lieve che percepiamo e quello piú forte é minima. Quando una persona soffre di perdita dell’udito e deve usare gli apparecchi acustici, questi non devono sovraccaricare l’orecchio con un suono troppo amplificato. I recenti apparecchi acustici hanno un “picco di taglio” che deve attenuare i suoni che, se troppo forti, disturberebbero ulteriormente il nostro udito. Si tratta in particolare di un controllo automatico del volume entro limiti ben stabiliti e variabili per ogni particolare situazione in cui il soggetto si viene a trovare.

Recenti ricerche hanno dimostrato che in molti casi l’uso del rumore, applicato all’orecchio da un generatore di rumore bianco, può aiutare. Per questo motivo alcune protesi di ultima generazione sono predisposte per produrre suoni o rumori anche nel silenzio. Proprio questi apparecchi risultano particolarmente utili nei pazienti con acufeni disturbanti. 

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IL NASO DI KATE

C’è quello a sella, a patata, alla francese, aquilino, greco, insomma almeno 40 sono i principali tipi di naso più comuni. Riconosciamo razze umane diverse dalla forma del loro naso, perché questa protuberanza si dimostra piuttosto costante e caratteristica nelle diverse etnie. Il perché di tale diversità é molto dibattuto e va ricercato nelle diverse linee evoluzionistiche della specie umana. La principale funzione del naso e delle cavità nasali é quella di “condizionatore” per l’aria che respiriamo, in maniera che questa raggiunga le vie respiratorie inferiori nelle condizioni ideali per lo scambio dell’ossigeno con il sangue. Questo suggerisce che le diverse lunghezze e forme della piramide nasale siano il risultato dell’adattamento a diversi tipi di esigenze climatiche. Un gruppo di scienziati in Illinois ha confrontato la larghezza delle narici e la misura delle “ali” nasali, con la distribuzione delle temperature, della umidità relativa ed assoluta. Le razze originarie di luoghi con climi freddi e secchi presentano per lo più cavità nasali più strette rispetto a coloro che originano da zone con climi caldo-umidi.

Arslan A. Zaidi della università di Pennsylvania sostiene peraltro che questo sia solamente una spiegazione semplificata di un processo evoluzionistico molto più complesso, che probabilmente vede in gioco altri elementi tutt’altro che secondari come ad esempio la selezione sessuale.

Il naso perfetto? Quello di Kate Middleton, la duchessa di Cambridge con il suo angolo di 106 gradi presenta proporzioni perfette. Non solo quindi Kate ha il guardaroba più ambito, i capelli e i denti che fanno invidia, ambitissimi occhi verdi, ma è anche la titolare del naso più desiderabile in Gran Bretagna. Non a caso il numero di donne che chiedono ai chirurghi estetici di rendere il proprio naso più simile a quello di Kate è triplicato dal 2011.  La psicologa Carmen Lefevre, specializzata nello studio delle caratteristiche del volto, sostiene: “La simmetria del naso di Kate, l’angolo tra il labbro e la punta del naso e la quantità minima di narice in mostra, sono tutti quasi perfetti”.

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Quand’è l’ultima volta che hai dormito bene?

Che cos’e` l’apnea ostruttiva del sonno (OSAS)? Come viene diagnosticata l’apnea del sonno?

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome) è un disturbo comune che si manifesta con temporanee interruzioni della respirazione durante il sonno. Si verifica quando i muscoli della gola non riescono a mantenere aperte le vie aeree e ne causano l’ostruzione. Le pause della respirazione possono durare da pochi secondi ad oltre un minuto e possono manifestarsi fino a 30 e più volte in un’ora. La gravità dell’apnea ostruttiva si calcola sulla base del numero di episodi di apnea per ora di sonno. Il nostro cervello, per risposta, ci sveglia per un brevissimo momento consentendoci di respirare di nuovo. Questi eventi ripetuti di apnea impediscono di fatto di raggiungere o mantenere gli stadi più profondi del sonno, causando un elevato livello di stress all’organismo e la temibile sonnolenza diurna.

La mancanza di sonno può determinare molti effetti, apparentemente estranei al bisogno di dormire ma in realtà strettamente legati ad un sonno qualitativamente e quantitativamente non adeguato: aumento di peso, mal di testa, disturbi della memoria, sbalzi d’umore e calo della libido. Inoltre, è ormai riconosciuto che la mancanza di sonno determina rendimenti inferiori alle aspettative e la eccessiva sonnolenza che ne deriva aumenta sensibilmente il rischio di incidenti alla guida o sul lavoro.  Le apnee non trattate possono aumentare il rischio di pressione alta, di infarto, di ictus, di obesità e di diabete. Inoltre possono aggravare l’insufficienza cardiaca ed aumentare la probabilità di aritmie (battiti cardiaci irregolari).

La polisonnografia ambulatoriale ha rappresentato finora l’unica opzione possibile per accertare l’esistenza di apnee del sonno e spesso richiede il ricovero per una o più notti. Inoltre, un test del sonno ambulatoriale può essere costoso e divenire stressante per il paziente, sia per la complessità dell’esame che per l’ambiente non familiare in cui si esegue.

 

WatchPAT, invece, può essere utilizzato nel comfort della propria casa, consentendo di preservare il più possibile le condizioni abituali di sonno e permette di ottenere agevolmente dati rilevanti sia sul sonno che sul respiro notturno. Lo specialista, sulla base di diversi parametri e considerazioni tra cui i risultati del test del sonno, potrà identificare il trattamento più idoneo al tuo caso. Le OSAS possono essere oggi trattate con successo, con diverse metodiche che vanno dalle modifiche allo stile di vita, agli apparecchi orali (Oral Devices o MAD), ai dispositivi per la respirazione (CPAP), fino all’intervento chirurgico. Questi trattamenti aiutano il paziente a ripristinare una respirazione normale durante il sonno, riducendo gli stress per la salute e migliorando la qualità della vita.

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Naso che cola? Non sempre si tratta di raffreddore

Il cosiddetto “naso dello sciatore”, cioè il naso che cola quando ci si espone al freddo, deriva da un meccanismo di difesa delle prime vie aeree. Una breve pedalata in bicicletta, un colpo di aria fredda ed ecco il naso inizia a gocciolare un liquido trasparente, acquoso. Non va interpretato come muco o catarro, si tratta per lo più di una breve, innocente  rinite indotta dal freddo. L’aria fredda e secca che ci entra nelle narici, stimola i nervi sulle pareti laterali del naso  e questi inviano l’informazione al nostro cervello, che  reagisce aumentando il flusso di sangue nel naso. I vasi sanguigni si dilatano proprio allo scopo di rendere molto più calda la zona. Il naso si ricopre al suo interno di muco liquido in modo da trasferire umidità all’aria che entra e lo attraversa.  In un giorno di freddo noi possiamo produrre quasi mezzo litro di liquido sulle pareti del nostro naso per assicurare questa funzione. Per ottenere questo  effetto la mucosa del naso si mantiene comunque più fredda del resto del corpo, anche perché deve fare evaporare il muco per umidificare l’aria in entrata. L’aria secca é tra l’altro in grado di attivare le cellule del sistema immunitario.

La perdita di acqua dalle narici è però anche legata alla reazione di condensa al passaggio di aria fredda.  Anche il vapore che risulta da questo processo si aggiunge al muco prodotto, e fuoriesce in maniera incontrollata dalle narici.

Quello che definiamo più propriamente raffreddore é invece una infezione delle cavità nasali. È infatti necessaria la presenza di un virus che “sregoli” questo sofisticato sistema di riscaldamento, depurazione, umidificazione che il nostro naso ci assicura.

Ad ogni modo i metodi per ridurre il gocciolamento sono molteplici: l‘olio di eucalipto ad esempio, ha un effetto decongestionante sulle mucose nasali soprattutto se irritate e può naturalmente arrestare il naso che cola. Possono essere utilissime le inalazioni caldo umide come i classici suffumigi uniti a questa sostanza balsamica. Qualche goccia di eucaliptolo su un fazzoletto,  puó costituire un rimedio comodamente disponibile anche in viaggio. In alternativa, soprattutto nei bambini, vale la pena di diluire l’olio di eucalipto con un po’ di olio di oliva e applicarlo sotto il naso sul labbro superiore.

Anche basilico e timo sono rimedi casalinghi con accertata attività  antibatterica e antivirale che aiutano  rapidamente nel caso di un naso che cola acutamente.  Si possono masticare anche più volte al giorno delle foglie di basilico fresco in maniera che i vapori raggiungano il naso. Come rimedio naturale per il naso che cola si é dimostrato efficace l’olio di basilico. Messe alcune gocce di olio essenziale in un bicchiere d’acqua e usate come lavaggio nasale per irrigazione sono di notevole sollievo. Gli alimenti poi che aiutano a drenare il muco nasale più rapidamente sono inoltre zenzero, cipolle, aglio e peperoncino.

Una dieta sana e varia ricca di vitamine e minerali, in particolare la vitamina C, rafforza il sistema immunitario e previene lo sviluppo di infezioni.

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