www.rolandofustos.it | Blog del Dr. Rolondo Füstös otorino
blog, news, blogger, otorinolaringoiatria news
707
page,page-id-707,page-template,page-template-blog-large-image-whole-post,page-template-blog-large-image-whole-post-php,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-3.2.3,paspartu_enabled,menu-animation-underline,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Blog

stock-photo-hot-drink-alcohol-mulled-red-wine-in-a-cup-of-glass-on-a-wooden-background-516735973

Qual è l’odore del Natale?

Ognuno di noi ha un ricordo olfattorio del Natale appena trascorso. Chi lo rivive nell’aroma della cannella, altri dei biscotti, ma anche la cera delle candele o la resina dell’abete possono riportarci con le loro fragranze alle feste dei giorni scorsi. Il senso dell’olfatto è indissolubilmente collegato alla memoria, e recenti ricerche suggeriscono che i ricordi evocati dall’odore siano più forti di qualsiasi memoria, anche di quella innescata ad esempio dalla musica. Rispetto a questa, gli odori riescono a suscitare più del doppio delle immagini che conserviamo nella nostra memoria.

L’olfatto è uno dei cinque sensi che aiuta  noi esseri umani a vivere meglio. Questo senso, però, per certi versi, risulta molto meno sviluppato rispetto alla maggior parte degli animali. Ciò è forse dovuto al fatto che non dipendiamo da esso per sopravvivere, nutrirci, cercare partner, ecc. Tuttavia, l’olfatto resta il più sensibile dei nostri sensi. Solo una infinitesima quantità di materia è sufficiente per stimolare le sensibilissime cellule olfattive.  Oltre alla respirazione, il naso consente a diversi odori di penetrare dall’esterno e, grazie ai recettori olfattivi situati nelle sue cavità, percepire, sentire e differenziare i vari odori.

Piccolissime molecole di odori, sotto forma di composti chimici che galleggiano nell’aria, raggiungono le narici e si dissolvono sulle mucose nasali. Una volta sciolti, i composti agiscono chimicamente sui recettori olfattivi che ne rilevano le differenze. L’attivazione di questi recettori genera, nel primo dei 12 nervi cranici, impulsi nervosi che vengono inviati direttamente al bulbo olfattivo e da lì alla corteccia cerebrale (dove avviene la “sensazione” ).

Nel bulbo olfattivo, i recettori sensoriali responsabili della trasmissione dei messaggi dei profumi, inviano le informazioni a due aree fondamentali: il lobo frontale e il sistema limbico. Il lobo frontale è responsabile del riconoscimento dell’odore. Dall’altra parte, il sistema limbico è legato alla memoria e alle emozioni. Quando riceve gli impulsi nervosi dei profumi, scatena forti emozioni basate su esperienze precedenti perché questa parte del nostro cervello dà accesso a memorie situazionali, ma anche di persone o luoghi correlati alle sensazioni olfattive percepite.  Questo sistema risulta molto sensibile, soprattutto ai cattivi odori. Grazie alla struttura del nostro naso, siamo in grado di percepire i cattivi odori in concentrazioni inferiori rispetto agli odori buoni. Ma perché l’olfatto è sensibile a questi odori sgradevoli? Fondamentalmente, perché è un tratto adattativo, poiché la percezione dei cattivi odori è legata a due emozioni fondamentali che favoriscono la nostra sopravvivenza: disgusto e paura. La percezione di un cattivo odore provoca quasi immediatamente un comportamento di evitamento: l‘olfatto innesca una risposta di combattimento o di fuga che aiuta la nostra sopravvivenza.

Perché l’olfatto è così legato ai nostri ricordi? La sensibilità alla percezione degli odori, unita alla nostra capacità di associare gli stimoli, consente al nostro senso dell’olfatto un legame diretto con la nostra memoria. L’odore del pane di una panetteria ci stimola l’appetito, l’odore del mare ci ricorda l’estate, l’odore del caffè ci fa pensare alla colazione e in definitiva facciamo inconsapevolmente un’infinità di associazioni tra diversi odori e ricordi.

Uno studio recente della Rockefeller University di New York ha dimostrato che le persone possono ricordare il 35% di quanto annusano, rispetto al 5% di ciò che vedono, il 2% di ciò che sentono e l’1% di quello che toccano.

0
WatchPAT200U

Wann haben Sie das letzte Mal gut geschlafen?

Die Diagnose von schlafbezogenen Atemstörungen ist heute einfacher denn je.

Die obstruktive Schlafapnoe gehört mit zu den häufigsten Volkskrankheiten. Eine obstruktive Schlafapnoe wird häufig durch einen Kollaps der oberen Atemwege aufgrund einer ungenügenden Muskelspannung während des Schlafes begünstigt. Während dem Schlaf kommt es hierbei zu häufigen und länger als zehn Sekunden andauernden Atemstillständen. In schweren Fällen treten mehr als 30 Atemstillstände pro Stunde auf. Durch diese Atempausen sinkt der Sauerstoffgehalt im Blut dramatisch ab. Das hat auf die Dauer Folgen für die vitalen Funktionen und Organe wie Herz und Gehirn.

Die mehrfachen Atemaussetzer werden von den Betroffenen nicht unbedingt bemerkt, jedoch verhindern sie einen erholsamen Schlaf. Häufige Symptome und gesundheitliche Konsequenzen können: Bluthochdruck, Herzinsuffizienz, Diabetes, Schlaganfall, koronare Herzerkrankungen, Herzrythmusstörungen, Tagesschläfrigkeit, Kopfschmerzen, Depressionen, Übergewicht, Leistungsabfall im Alltag und Konzentrationsstörungen sein.

Zur Erkennung einer obstruktiven Schlafapnoe wird in der Regel eine Untersuchung in einem Schlaflabor durchgeführt. Dabei wird eine sogenannte Polysomnographie (PSG) vorgenommen, bei der die physiologischen Funktionen während des Schlafes unter Aufsicht überprüft werden. Mit dem PSG kann eine Schlaf- Atmungsanalyse bequem und sicher zu Hause oder während eines stationären Aufenthalts durchgeführt werden. Die bequeme Art der Messung erlaubt eine Datenerfassung unter normalen Umständen und damit eine Beurteilung des persönlichen Schlafverhaltens ohne störenden Einfluss von außen.

0
IMG_1322

QUALITÁ vs. QUANTITÁ

Farmaco, medicina, droga, tossico, veleno, in molte lingue sono sinonimi, ma se si passa dal primo termine all’ultimo ci si spaventa. Anche la prima parola, che leghiamo soprattutto con: cura, rimedio, terapia, balsamo, conforto, consolazione, talvolta si accompagna a termini estremamente contraddittori, trasformandolo dal rassicurante “farmaco salvavita“ al più temibile “farmaco killer”.
Queste differenti interpretazioni giustificano la netta suddivisione culturale che vede su lati opposti il fondamentalista, che rifiuta di far vaccinare i figli ed il malato immaginario, che assume compresse in abbondanza ma senza necessità.
Inoltre si sviluppano continuamente nuovi farmaci, ci ammaliamo però sempre di nuove malattie. La EBM (medicina basata sulle evidenze cliniche) conferma che i farmaci che vengono prescritti, nella maggior parte dei casi risultano inefficaci, inutili e talora dannosi.
Anche gli operatori della sanità scarseggiano. In molti paesi avanzati e anche nella nostra provincia, si cercano medici. Ma un aumento dell’offerta in sanità non comporta, lo sappiamo, né la riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni, e nemmeno il miglioramento della salute in generale.
Il premio Nobel per l’economia 1998, l’indiano Amartya Kumar Sen, critico analista dell’economia del benessere, ha dimostrato come lo sviluppo economico non coincide con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita. In sanità questo si conferma poiché più uno stato spende per la salute, più i cittadini si considerano più malati di quanto non lo siano. Ciò comporta che dobbiamo spostare la nostra attenzione soprattutto in questo settore, dalla quantità alla qualità.
1000 italiani hanno 4 medici a disposizione, lo stesso numero di greci è assistito da 6,29 dottori, in Austria i medici per 1000 abitanti sono 4,9 in Germania 4,05 e in Svizzera 4,04. Conviene sempre avere molti medici a prescindere, o é meglio il “pochi ma buoni”?
Meditiamo sulle parole di Hegel che sosteneva: ”la quantità è la qualità divenuta negativa”.

0
04-cold-weather-hacks-eat-something-fatty

COPRITI, PRENDERAI UN RAFFREDDORE!

Nel suo “dizionario della stupidità”, l’arguto matematico Piergiorgio Oddifreddi sostiene che è una stupidaggine pensare che il raffreddore sia causato dal raffreddamento, come risulterebbe evidente dal nome che gli é stato dato alla fine del cinquecento. In realtà nella lingua inglese il nome di questa virosi è addirittura sinonimo di freddo (cold = freddo = raffreddore).
Il raffreddore è la malattia umana più diffusa al mondo che, colpendo circa 1 miliardo di persone l’anno, costringe a centinaia di milioni di visite e fa spendere miliardi di euro in farmacia.
Esiste quindi una relazione fra il mal di gola, gli starnuti e la tosse con la stagione invernale? Infettivologi del calibro di Segal Maurer del New York Hospital Queens, sostengono che infagottarsi, eccedere con i vestiti caldi, proteggersi mani collo e orecchie e quasi perdere il contatto con l’ambiente può essere controproducente se il clima non lo richiede. “Quando inizia a fare freddo tutti noi corriamo al chiuso, passando ore e ore in casa dove l’aria è riciclata.”
E quindi tutta colpa del freddo? I dati sono piuttosto contrastanti anche se la visione generale suggerisce che in realtà l’effetto sia indiretto, in quanto le basse temperature favoriscono la concentrazione di molte persone in spazi chiusi e quindi aumentano il rischio di contagio. Studi sperimentali hanno dimostrato che la durata dell’esposizione al freddo non influenza l’infezione.
Il freddo però in qualche modo c’entra, come ci diceva già la nostra nonna. Adesso sappiamo che le basse temperature riducono la motilità delle ciglia del nostro albero respiratorio e quindi è più difficile espellere particelle ed agenti infettivi. Inoltre le basse temperature riducono la funzione dell’immunità innata mentre il calore aumenta l’attività dell’immunità acquisita cioè quella responsabile della produzione di anticorpi come avviene in risposta ai vaccini.
Certamente il prolungarsi di un periodo in assenza di precipitazioni e quindi la grande esposizione ad inquinamento e polveri, vede ricorrere moltissimi concittadini allo specialista, soprattutto bambini ed anziani a causa di virosi respiratorie.
La prima raccomandazione é quella di ricorrere all’uso di un umidificatore. Se sia preferibile un umidificatore a nebbia fredda o a vapore caldo é una domanda che le mamme spesso si pongono. L’aumento di umidità giova alla congestione del raffreddore, indipendentemente dal tipo di umidificatore, anche perché l’aria che raggiunge le vie respiratorie basse vi giunge comunque alla stessa temperatura. Se a curare il raffreddore ci pensa il tempo, a noi il compito della prevenzione.
Per ridurre il rischio del contagio è bene lavare le mani frequentemente. Se si ha il raffreddore è importante evitare di frequentare posti affollati per non contagiare gli altri. Consigliabile il brodo di pollo che oltre a dare quel sollievo che una comune bevanda calda può portare, sembra essere uno dei cibi che effettivamente combatte le infezioni virali, accelerandone la guarigione. Sempre valida la buona e salutare spremuta di arancia e un bicchiere di latte caldo col miele prima di andare a dormire.

0
cena_orig

cocktail party a effetto

La popolazione anziana cresce esponenzialmente prevalentemente nei paesi occidentali ma non solo. Infatti L’OMS ne prevede il raddoppio planetario entro il 2050 con il raggiungimento di 2 miliardi di over 65enni. L’Italia parte già da una posizione di testa, essendo la prima nazione per popolazione anziana in Europa, seconda solo al Giappone sul pianeta. La crescita si associa ad un parallelo aumento degli ipoacusici, delle varie forme di demenza e di conseguenza degli ipoacusici con demenza. Con l’invecchiamento si assiste a una disfunzione della cosiddetta “elaborazione uditiva centrale”. Non si tratta di non sentire, ma piuttosto di difficoltà a capire le parole di chi si rivolge a noi se altre persone parlano contemporaneamente o ci sono rumori di fondo. Questo é stato definito “effetto cocktail party”. C’è chi sostiene che una misurazione dell’elaborazione uditiva centrale, associata all’esame audiometrico dopo i 65 anni puó essere un ragionevole predittore di situazioni anche gravi come demenza o malattia di Alzheimer. «Un grave deficit uditivo può di aumentare fino a cinque volte il rischio di sviluppare demenza — sottolinea Alessandro Martini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e organi di senso dell’Ospedale universitario di Padova — . Le cause di questo legame sono ancora poco chiare, ma è certo che l’identificazione precoce dell’ipoacusia e la riabilitazione uditiva possono fare la differenza».

L’elaborazione centrale può essere disturbata però anche nei bambini. In questi casi si osservano difficoltà a comprendere la voce in ambienti rumorosi, riconoscere la provenienza dei suoni e distinguere suoni simili. A volte i bambini possono comportarsi come se soffrissero di una perdita dell’udito, spesso chiedendo ripetizioni o chiarimenti. A scuola,  possono presentare difficoltà con l’ortografia, la lettura e la comprensione delle informazioni presentate verbalmente in classe. Secondo uno studio della Columbia University, il nostro cervello elabora tutti i tipi di suono che le nostre orecchie percepiscono (quindi i segnali arrivano tutti alla corteccia uditiva), ma solo quelli su cui ci concentriamo raggiungono anche le aree del cervello coinvolte nell’elaborazione del linguaggio e nel controllo dell’attenzione. I suoni su cui non prestiamo attenzione, invece, non raggiungono la nostra consapevolezza.

Soprattutto nell’anziano, questa capacità di focalizzazione sui suoni che ci interessano si indebolisce sempre più. Non si tratta quindi di una semplice perdita di udito, bensì di una insufficienza dell’attenzione. Gli anziani perdono questa attenzione selettiva con la conseguente diminuzione della capacità di seguire un discorso in una stanza piena di suoni. Questo fenomeno si manifesta precocemente in quegli individuo che tendono maggiormente a un decadimento intellettivo precoce.

0
40619297-Alimenti-ricchi-di-probiotici-o-prebiotici-tra-cui-legumi-frutta-a-guscio-e-prodotti-lattiero-casear-Archivio-Fotografico

A TAVOLA LA PREVENZIONE DELL’ALLERGIA

Un ambito dell’otorinolarinoiatria che negli ultimi decenni si é dimostrato particolarmente dinamico é stato quello della rinologia. Il trattamento di un grande numero di malattie del naso e delle prime vie respiratorie é stato rivoluzionato e semplificato negli anni ’70 dallo sviluppo di cortisonici sempre più maneggevoli e con scarsissimi effetti collaterali. Si può essere ottimisti e ipotizzare un’ulteriore evoluzione positiva dei trattamenti nasali per merito delle acquisizioni piú recenti. Ciò si rende particolarmente urgente oggi, in quanto negli ultimi vent’anni, solo in Italia, i bambini allergici sono più che  triplicati, passando dal 7% al 25%.    Entro i tre anni sono più comuni le allergie alimentari (latte, uovo, grano), con la crescita prevalgono quelle ad acari e pollini, e nell’adolescenza quelle ai pollini degli alberi e alla frutta secca. Possiamo ragionevolmente sperare che entro un decennio si potrà trattare il raffreddore allergico in un modo che non avrà alcun impatto negativo sulla qualità della vita dei nostri pazienti piccoli e adulti. Saremo in grado di trattare già le madri incinte con i probiotici o modificare il patrimonio genetico dei microorganismi nasali (microbioma) nei neonati a rischio, per evitare lo sviluppo di allergie. E in ogni caso potremo rendere più efficace l’immunoterapia non solo nel trattamenti dei sintomi, ma per impedire nuove sensibilizzazione e lo sviluppo di forme più gravi o di asma. In un prossimo futuro ci si può aspettare che la maggior parte dei nostri interventi chirurgici per sinusite sarà sostituita in modo efficace da un trattamento medico ambulatoriale o  con dispositivi nanotecnologici a rilascio progressivo e lento di farmaci, posizionati direttamente nel naso o nei seni paranasali, quindi localmente e ad alti dosaggi, molto mirati sulla patologia,  e se ciò risultasse insufficiente, potremo usufruire di anticorpi monoclonali.  Si ipotizza per il  futuro anche un semplice trapianto di microbioma, in grado di eradicare i batteri pericolosi dal naso e seni paranasali.

Sebbene le prove non siano ancora definitive, le recenti linee guida dell’organizzazione mondiale delle allergie: la World Allergy Organization (WAO), raccomandano l’uso dei probiotici per la prevenzione primaria dell’eczema nelle madri in gravidanza e in allattamento dei neonati ad alto rischio di sviluppo delle allergie. I probiotici si sono dimostrati efficaci, poiché aiutano a rinforzare le difese immunitarie nei bambini attraverso il cordone ombelicale e attraverso il latte materno. Anche in chi ha giá sviluppato una rinite allergica,  gli stessi probiotici sono in grado di alleviare i sintomi come ostruzione e “gocciolamento” nasale e la diminuzione di alcuni segnalatori dell’allergia nel secreto nasale (IgG), conferma la loro efficacia.

La WAO ha identificato tre strategie per cui va prevista l’integrazione della dieta con probiotici come integratori, uno di essi può essere lo yogurt ma anche latte o cereali fermentati. Sono indicati soprattutto nelle donne in gravidanza, particolarmente nel terzo trimestre, nelle mamme che allattano al seno ma anche nel lattante alimentato artificialmente dopo lo svezzamento. Tali raccomandazioni valgono dai 6 ai 24 mesi di età, ma possono estendersi fino ai sei anni.

Probiotici naturali si trovano in abbondanza nei cibi fermentati come i nostri crauti.  Dobbiamo cercare un posto nel nostro menu anche allo yogurt e ai formaggi fermentati. In farmacia, inoltre si possono reperire molti farmaci e integratori contenenti elevate concentrazioni di fermenti lattici.

 

0
18098415-Cantante-Donna-con-Microfono-Retro-Vintage-Style-Archivio-Fotografico

I noduli dei cantanti

Quando si sviluppano i noduli sulle corde vocali,  va ricercato qualcosa di sbagliato nelle tecnica del canto. La raucedine è il primo indice che un cantante sta adottando una tecnica inappropriata. Va inizialmente  consigliato un periodo di completo riposo vocale, cioè sospensione del canto, della comunicazione parlata  e del sussurro per 4-7 (a volte 10) giorni, dopo il quale spesso i noduli scompaiono spontaneamente. Di solito questo è il metodo più veloce per risolvere questo problema. Ci si deve anche affidare ad un logopedista esperto di canto che consiglierà esercizi in grado di ridurre l’effetto dei noduli sulla voce o in grado di farli scomparire. Questo è di solito un processo più lungo. Il fonochirurgo se i noduli non regrediscono propone un’operazione per la loro asportazione  in anestesia generale. Circa dieci giorni dopo l’intervento, le corde vocali sono guarite. Il cantante non deve parlare o cantare per tutto questo periodo.

Qualunque sia il metodo utilizzato, è importante che il cantante apprenda la tecnica corretta in modo da evitare di danneggiare la voce in futuro. Per questo si propone in quasi tutti i casi la tecnica a “sandwich”: logopedia, chirurgia, logopedia.

È meglio prevenire danni prima che la voce venga abusata e diventi rauca. Se la voce è tesa, le corde vocali hanno bisogno di riposo!

Proprio come per le vesciche causate dalle calzature nuove, la laringe ha bisogno di riposo perché il gonfiore scompaia. Più si prolunga l’irritazione, più persistenti saranno i danni sul margine cordale. Per sbarazzarsi di una bolla sul tallone va dato al piede un adeguato periodo di riposo senza indossare le scarpe strette che hanno causato il problema. Allo stesso modo vanno trattate le corde vocali. Non parlare, lasciare riposare la voce e trascorrere qualche giorno senza voce senza dire una sola parola – scrivere note al mondo-.

Per lo più si raccomanda un periodo di riposo totale per alcuni giorni, a seconda delle caratteristiche dei noduli. Per riposo totale si intende NON PRODURRE UN SINGOLO SUONO! Non bisogna sussurrare perché potrebbe affaticare la voce anche di più che parlare normalmente. Assolutamente non raschiare la gola.  Molti scoprono che è in realtà non parlare può rivelarsi un’esperienza preziosa. Permette infatti di scoprire un lato completamente nuovo di sé.

0
miofunzionale

La deglutizione atipica

Una deglutizione corretta é il risultato di una raffinatissima collaborazione tra molteplici strutture cerebrali nervose e muscoli estremamente complessi e sofisticati. Sono stati descritti atti deglutitori già  nel feto, durante la vita uterina che si evolvono fino all’età adulta sulla base del cambiamento della nostra struttura nel corso dello sviluppo.

Si distinguono fondamentalmente tre modelli principali: la deglutizione infantile, quella mista ed infine quella adulta. La maggiore caratteristica di questa evoluzione si ha nell’atteggiamento della lingua che nella prima fase si trova in posizione bassa, in costante contatto con il labbro inferiore. Questo atteggiamento risulta il più “economico” e preciso per un efficiente allattamento al seno. In una fase successiva, quando, attorno ai due anni di età compaiono i primi incisivi, ed inizia la alimentazione con cibi solidi, la mandibola deve essere stabilizzata maggiormente per azione della muscolatura masticatoria, la deglutizione inizia a modificarsi. Con il raggiungimento poi di una dentatura completa, si passa alla deglutizione adulta. La lingua assume una posizione più alta, in contatto con il palato. In questa posizione di riposo la lingua non esercita pressione sulle arcate dentarie, le labbra chiudono correttamente e la respirazione è nasale. Il passaggio ad una deglutizione adulta richiede alcuni mesi di adattamento con l’assunzione di un atteggiamento misto prima di arrivare spontaneamente a quella definitiva.

Se si sfugge da questo schema si verificano le deglutizioni “atipiche”.

Senza rendercene conto deglutiamo mediamente due volte ogni minuto quando siamo svegli e una volta ogni minuto nel sonno e ciascun atto esercita una forza di circa 1 800 grammi per un totale di 3 600 000 grammi di pressione nelle 24 ore. È facilmente immaginabile la conseguenza di tale pressione se, come avviene nella deglutizione infantile, la lingua la concentra sui denti incisivi.

L’esito più evidente é la cosiddetta malocclusione a “morso aperto”, la  lingua sporge tra i denti, la respirazione é quasi sempre orale, il labbro inferiore perde forza, la pronuncia può risultare alterata, ostacolo al miglioramento del linguaggio.

Il trattamento ortopedico-ortodontico va integrato con una riabilitazione  logopedica precoce.

La terapia prende il nome di miofunzionale e risulta necessaria per riabilitare la corretta posizione linguale. La durata prevede diversi mesi di esercizi condotti da logopedisti preparati con lo scopo di ottenere la chiusura del morso anteriore, una riduzione dell’inclinazione degli incisivi superiori e un controllo della crescita più armonica delle ossa mascellari e del volto.

0
Pinocchio-siamo-noi

Il naso: il nostro radiatore.

Perché un naso storto allo stesso modo, disturba in maniera molto diversa le diverse  persone che ne soffrono?

La prima parte del nostro apparato respiratorio é un vero e proprio organo, deputato a preparare l’aria che scenderà nei polmoni, modificandola al suo interno e rendendola perfetta per un corretto scambio di ossigeno con i tessuti. Al termine di un percorso di pochi centimetri l’aria respirata ha una temperatura, un’umidità e una purezza quasi costante, sia che ci troviamo in inverno in mezzo al traffico di Toronto,  sia su una incontaminata spiaggia delle Maldive in estate.

Il naso può essere considerato come un sistema di scambio termico in cui si trovano due “fluidi” a contatto termico non diretto: l’aria inspirata eia sangue nei vasi sinusoidi dei turbinati.

Tutti noi, inconsapevolmente analizziamo l’aria dopo il percorso nasale e, se uno dei parametri (flusso, temperatura, purezza, umidificazione) non rientra nella normalità, ci sentiamo il „naso chiuso“.

Dopo molti anni di esperienza, posso affermare che molto spesso i pazienti che si lamentano del loro “naso chiuso” sono quelli col naso più libero, ma in cui l’eccesso di flusso non consente questa trasformazione dell’aria.

È chiaro che la sensazione di quantità di aria viene equivocata con la qualità dell’aria che raggiunge i polmoni.

L’aria nelle cavità nasali deve necessariamente transitare in un flusso laminare per essere elaborata, non necessariamente abbondante.

Per questo i pazienti con il „naso chiuso“ non sono tutti uguali, ma va indagato il motivo di questa sensazione che é preferibile definire in base alle caratteristiche dell’aria alla fine del suo percorso nasale.

I motivi che per lo più trasformano questo flusso laminare in correnti turbolente si realizzano in tutte le situazioni in cui viene alterata la anatomia delle fosse nasali: alterazioni all’imbocco delle narici, cioè nel vestibolo nasale, più spesso deviazioni del setto, ipertrofia dei turbinati e ancora presenza di polipi nasali o ancora tumori del naso e dei seni paranasali.

1
Elderly man sorting daily medication into a pill box.

Compliance o aderenza?

Cosa intendiamo in medicina col termine inglese di compliance? In italiano potremmo tradurla con aderenza, cioè la misura in cui i pazienti aderiscono al trattamento proposto.

«Su 100 pazienti ipertesi in Italia, sono solo 58 ad essere aderenti al trattamento. Per quel che riguarda altro genere di patologie, su 100 pazienti sono 45 a seguire le cure indicate dagli specialisti» ad affermarlo é Luca Degli Esposti, economista e Presidente di Clicon Srl (azienda specializzata in analisi economiche in campo clinico).

Tra i più attenti alle prescrizioni ci sono soprattutto gli appartenenti alle classi più ricche, ma anche i disoccupati. La aderenza minore si rileva nelle zone rurali e dove gli spostamenti sono più difficili.

«Un’elevata aderenza ai farmaci, oltre a consentire il successo delle terapie farmacologiche, permette al sistema sanitario di risparmiare costi e sanare bilanci. Con terapie assunte costantemente e in maniera opportuna, si evitano complicanze e ospedalizzazioni. In questo senso in Italia c’è un ampio margine di miglioramento».

«In questi termini, esistono varie stime a livello europeo – aggiunge il Presidente – fatte con una variabilità nei risultati che indicano tutte, allo stesso modo, quanto l’aderenza alle terapie sia decisiva nell’ambito di una sostenibilità di sistema».

In altri termini ascoltare il propio medico ci conviene: ci curiamo in modo migliore e più economico per noi e per il sistema sanitario. La conclusione di Degli Esposti é: «I dati ci possono aiutare perché se da un lato suggeriscono che l’aderenza è bassa, dall’altro mostrano che, viceversa di alcuni farmaci si fa un abuso inappropriato. Quindi sì all’aderenza e no all’eccesso – conclude -. Una buona aderenza vuol dire anche togliere farmaci che non vuol dire ‘togliere salute’ ma, anzi, tutelarla».

Ricordiamo che un atteggiamento positivo nei confronti della malattia e la fiducia nel curante e nel trattamento proposto sono i cardini su cui poggia la compliance e la guarigione del paziente.

1