www.rolandofustos.it | Blog del Dr. Rolondo Füstös otorino
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COLA IL NASO: COSA FARE?

Gli sbalzi di temperatura di questi giorni ci ricordano che con l’inverno si ripropone il fastidioso fenomeno del naso che cola. Non solo durante l’attacco influenzale, ma anche una passeggiata al fresco si conclude spesso con la goccia al naso. La strategia del fazzoletto, sempre a portata di mano, sappiamo che non é sufficiente, dovremmo lavare le mani ogni volta che ci soffiamo il naso o che le teniamo davanti alla bocca se starnutiamo. È importante sapere che alcune norme alimentari ci potrebbero essere di grande aiuto. Alcuni cibi proteggono dalle infezioni, alcuni altri ne leniscono i sintomi piú fastidiosi, altri vanno prudentemente evitati. Tra questi quello che a lungo é stato considerato un toccasana: il vin brûlé. La combinazione di zucchero e alcol è sia disidratante che infiammatoria ed è probabilmente quanto di peggio di possa ingerire se lo scopo é quello di liberare un naso chiuso. Altro alimento da evitare é la banana. Molto utile ed efficace sul tono dell’umore, questo frutto potrebbe innescare una reazione dell’ istamina in alcune persone, che aumenta la produzione di muco sulle nostre mucose. Formaggio e latticini possono analogamente aumentare la tendenza al cosiddetto “naso chiuso”.
Uno dei capisaldi del trattamento delle malattie da raffreddamento é l’idratazione abbondante, purtroppo peró il caffè si comporta come disidratante, per cui se ne sconsiglia l’uso in caso di raffreddore, potrebbe peggiorarne i sintomi e allungarne la durata.
Anche il gelato, per quanto appetibile durante il raffreddore non andrebbe assunto essendo una combinazione di latticini zuccheri, entrambe controindicati. E vanno limitati anche pizza e dolci in genere. La carne rossa favorendo la produzione di muco da parte dell’organismo andrebbe sostituita da carni bianche o proteine non animali. Si conferma efficace la vitamina C, presente nella frutta e nelle verdure crude di stagione. Particolarmente ricchi ne sono come sappiamo i kiwi, ma anche agrumi, peperoncino, peperoni, prezzemolo lattuga, broccoli e naturalmente anche le patate, per quanto la cottura inevitabile le impoverisca di questa preziosa componente.
Una ricerca pubblicata sul “Cochrane Database of Systematic Reviews” nel 2013 ha rilevato che un supplemento regolare di vitamina C nelle malattie da raffreddamento esercita un “effetto significativo nel ridurre la durata dei sintomi del raffreddore comune.” Un’altro studio, pubblicato sul “British Journal of Nutrition”, ha rivelato che una dieta ricca di kiwi riduce la durata e la gravità dei sintomi del tratto respiratorio superiore (raffreddore) nella popolazione anziana.

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quando l’olfatto se ne va

Forse non tutti sono al corrente che l’olfatto e il gusto sono collegati. Invecchiando, questi sensi possono cambiare e potremmo scoprire che certi cibi non sono più così saporiti come un tempo. I cambiamenti nell’odore o nel gusto possono peró anche essere il sintomo di una malattia. L’olfatto è un senso importante. Alcuni odori, come la colonia di tuo padre, possono aiutarti a rievocare un ricordo. Altri odori, come il fumo di un incendio, possono avvisarti del pericolo. Quando non riesci a sentire l’odore delle cose che apprezzi, come il caffè del mattino o i fiori a primavera, la vita può risultare piatta.

Invecchiando, il senso dell’olfatto tende ad affievolirsi. L’odorato è strettamente correlato al senso del gusto. Quando non si percepisce l’odore, anche il cibo può sembrare insipido. Il rischio é di perdere interesse nel mangiare. Molte patologie possono causare una perdita dell’odorato (anosmia) per un periodo transitorio. Una perdita temporanea dell’olfatto l’abbiamo sperimentata tutti in seguito a un raffreddore o influenza che provoca il naso chiuso. La capacità di sentire l’odore si recupera peró quando si sta meglio. Anche l’allergia si manifesta spesso con perdita del senso dell’olfatto.
È meglio in questi casi evitare le cose a cui si é allergici, contatti con pollini o animali domestici. Le allergie vanno sempre curate. Anche una crescita innocua (chiamata polipo) nel naso o nei seni paranasali che provoca “un naso che cola” può togliere la capacità di percepire gli odori.
Alcuni farmaci come certi antibiotici o farmaci per abbassare la pressione del sangue danno questo disturbo e dovrebbero essere sostituiti con analoghi privi di questo spiacevole effetto collaterale.
Radioterapia, chemioterapia e altri trattamenti contro il cancro influiscono negativamente sull’odorato. Il senso dell’olfatto tende però a ritornare quando il trattamento si interrompe.
Ci sono peró altre cause in grado di provocare una perdita permanente e non più reversibile dell’olfatto. Un trauma cranico, ad esempio, può danneggiare i nervi deputati a questa funzione.

A volte, perdere il senso dell’olfatto può essere il sintomo di un disturbo più grave, come il morbo di Parkinson o il morbo di Alzheimer.
Il gusto é assicurato da minuscole papille gustative nella bocca, sulla lingua, nella gola, persino sul palato. Esse ci informano sui quattro gusti fondamentali: dolce, amaro, aspro e salato. Ad essi si associano i differenti aromi che sono per l’appunto percepiti con l’olfatto.

Quando il cibo ha un sapore insipido, molte persone anziane cercano di migliorarne il gradimento aggiungendo più sale o zucchero. Questo potrebbe non essere salutare, soprattutto in presenza di ipertensione o di diabete.
Tra le cause della perdita del gusto (ageusia) troviamo quindi: farmaci, come antibiotici e pillole per abbassare il colesterolo e la pressione del sangue, che a volte possono modificare il gusto del cibo. Alcuni medicinali possono seccare la bocca (xerostomia). Avere la bocca asciutta può rendere il cibo sgradevole e spesso difficile da deglutire. Anche malattie gengivali, infezioni della bocca o problemi con la dentiera possono lasciare un cattivo gusto in bocca che cambia il sapore del cibo. Lavarsi i denti, usare il filo interdentale e non dimenticare il collutorio, può aiutare a prevenire questi problemi.
L’alcol stesso può alterare il gusto del cibo, ma anche il fumo riduce il senso del gusto. Smettere di fumare ed evitare gli alcolici rimane un consiglio sempre valido.
I rischi di una anosmia con ageusia sono in conclusione: perdita di peso, malnutrizione (mancata assunzione di calorie, proteine, carboidrati, vitamine e minerali introdotti col cibo), isolamento sociale, depressione.

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ALLA FIERA DEI MIRACOLI

Un numero sempre maggiore di pazienti si rivolge ai nostri ambulatori specialistici otorinolaringoiatrici chiedendo di avere informazioni riguardanti una nuova, miracolosa e rivoluzionaria cura, in grado di risolvere in 28 giorni tutti i problemi di udito e di evitare così il ricorso alla protesi acustica. Un centro dall’ambiziosa denominazione di “Central Hearing Institute” diffonde pubblicità, in cui un sedicente prof. Ernesto Ceccarelli, scienziato, specialista in biologia molecolare, in prima persona, molto familiarmente afferma testualmente: “vorrei presentarti il più grande successo della mia vita, per il quale ho appena ottenuto la nomina per il Premio Nobel. Ho sviluppato un metodo grazie al quale chiunque può in modo naturale e facile recuperare un udito efficiente in soli 28 giorni.”
Si tratta di una terapia con diffusione pubblicitaria molto capillare e mirata, in forma di gocce auricolari, che sarebbe stata sviluppata con tecnologie svizzere, e avrebbe degli effetti miracolosi, in grado di evitare la sordità ed la necessità di un apparecchio acustico.
Molti siti Internet che segnalano le bufale e le truffe via Internet hanno già messo in guardia da queste aspettative assolutamente illusorie e per nulla corrispondenti al vero. Si tratta infatti di una vera e propria truffa Internet e telefonica in cui viene propagandato questo prodotto. Se si va a scavare negli anfratti della rete si scopre che questo signor Ceccarelli non risulta tra gli specialisti audiologia o otorinolaringoiatria, non ha nessuna candidatura ad alcun premio (men che meno Nobel!) e se si cerca il suo volto sorridente, nei siti di lingua spagnola si presenta con il nome di Ramiro Suares, in Ukraina di Hajdu Richard, e probabilmente in altri Stati altri nomi ancora.
Le gocce auricolari tanto pubblicizzate non indicano sulla confezione di cosa sarebbero composte. Secondo alcuni siti sarebbero ottenute da oli essenziali di cocco, di argan, di fiori, di limone, di noci macadamia. Altri siti elencano tra i componenti olio di mandorle dolci, di chiodi di garofano, di salvia, di fiori di Tahiti. Difficile, se non impossibile è trovare il nome del laboratorio o di un eventuale indirizzo o un recapito per risalire a chi si occupa della produzione. È verosimile che gli oli menzionati non siano dannosi ma è assolutamente evidente che, se forse sono in grado di coadiuvare nello sciogliere il cerume, certamente non possono dare garanzie sulla loro efficacia nelle sordità di altra origine.
Il testo della pubblicità inoltre é ricco di spiegazioni che non sono affatto veritiere e non corrispondono a certezze già acclarate della scienza tradizionale. In nessun punto risulta poi una spiegazione di come questa miscela di oli (venduta a oltre 60 Euro!) riesca a ottenere effetti dove le cure tradizionali falliscono.
Una paziente che ha ordinato queste gocce scrive in un blog: “in teoria avrei dovuto spendere 67€ alla consegna, ma quando è arrivato il corriere ho dovuto sborsare 150€. La mia curiosità era tanta che volevo capire. All’interno del pacco c’è oltre all’olio portentoso, un’ informazione urgente data da un certo specialista (in non so cosa) Andrea Fiorini. Questa sembrerebbe la prima fase del trattamento, poi però per avere diciamo i risultati assicurati devi passare alla seconda e poi alla terza e ultima fase, altre due confezioni a detta dello specialista di integratori, ad un costo di 250€,..”
Nella mia ricerca non ho ritenuto a questo punto necessari ulteriori approfondimenti. Rimane valida la raccomandazione di diffidare di un “candidato al Nobel” che spaccia per miracolose delle costosissime goccioline auricolari come l’elisir di lunga vita alla fiera dei miracoli qualche secolo fa.

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UNA DIETA PER AIUTARE L’UDITO

La perdita dall’udito in Alto Adige interessa circa 50 000 persone e può avere effetti molto significativi, gravi ed onerosi sulle capacità di comunicare, arrivando spesso all’isolamento sociale ed anche al peggioramento dell’attività produttiva sul lavoro e della funzionalità cognitiva. All’Università di Harward sono stati pubblicati i dati di uno studio dei suoi ricercatori che hanno seguito quasi 82 000 donne per ben 22 anni, osservandone nello specifico le abitudini alimentari. È stato così possibile confermare lo stretto rapporto tra i fattori ambientali (la dieta innanzitutto) e l’”invecchiamento uditivo”. Questo é definito presbiacusia e si manifesta con un calo uditivo bilaterale che al primo manifestarsi interessa solamente i suoni più acuti, per estendersi col passare del tempo a tutte le frequenze udibili. La coordinatrice di questo studio, Sharon Curham sostiene: “Inaspettatamente, abbiamo osservato che quanti seguono una dieta sana hanno nel complesso un minor rischio di veder peggiorare il proprio udito, ciò significa che mangiare bene aiuta a stare bene e questo può rivelarsi utile anche per aiutarsi a sentire meglio”.
Si sono confrontate la dieta mediterranea a base di olio extravergine di oliva, cereali, legumi, verdure e pesce ed una moderata assunzione di alcol con altre diete dedicate ad un miglior controllo della pressione sanguigna e più ricche di frutta, verdure, latticini a basso contenuto di grassi e povere di sodio, ma anche diete con componenti intermedie, ma comunque più incentrate su qualità del grasso, consumo di fibre, cereali e multivitaminici.
I risultati sono stati chiarissimi: i soggetti che seguivano correttamente questi tipi di dieta hanno mostrato rischio minore anche del 30% di sviluppare un calo dell’udito rispetto alla popolazione normale. Questo dimostra che vitamine, minerali ed acidi grassi influenzano la salute dell’udito, salvaguardando l’efficienza della circolazione dell’orecchio. Conosciamo infatti la sua importanza, poiché sappiamo che questa è una circolazione di tipo terminale e non è aiutata da circoli collaterali supplementari. L’azione dei micronutrienti sullo stress ossidativo determinato dai radicali liberi, assieme all’azione protettiva diretta di alcuni nutrienti sul nevo uditivo contribuirebbe, secondo i ricercatori, a spiegare il perché questi modelli dietetici aiutano a proteggere l’udito.
Si può e si deve quindi salvaguardare la propria funzionalità uditiva iniziando fin da giovani, seguendo tra l’altro un corretto ed adeguato regime alimentare.

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IL SONNO: DIAMO I NUMERI?

Esistono soggetti che necessitano di meno ore di sonno rispetto ai coetanei, ma che, pur dormendo soltanto 4 o 5 ore per notte, si sentono bene e riposati come chi ne dorme 9. Questa è una condizione estremamente soggettiva e sta a dimostrare quanto sia importante capire il personale ritmo naturale del sonno. Imparare a conoscere le nostre esigenze significa anche evitare inutili stress, come andare a coricarsi troppo presto e non riuscire ad addormentarsi velocemente può creare il dubbio di avere un problema quando in realtà basterebbe cambiare leggermente l’orario e adeguarlo alla nostra età ed esigenza fisica. E’ importante sentirsi bene e riposati il giorno successivo, perché, se questa sensazione di benessere non dovesse accompagnarci nelle ore diurne, allora potrebbe realmente esserci un problema da risolvere. Troviamo in commercio sempre nuovi apparecchi per il monitoraggio del sonno. Sensori da applicare al corpo, dischi da inserire sotto il materasso, orologi e radiosveglie in grado di misurare non solo la durata, ma soprattutto la qualità e la profondità del sonno. Le applicazioni per smartphone che ci vogliono aiutare analizzando i nostri momenti di riposo si moltiplicano ogni giorno.  Ciò é dovuto alla maggiore attenzione che poniamo al ristoro notturno e nel contempo ci sensibilizza ad essere attenti a tutti quegli aspetti indispensabili per un sonno ristoratore. Nella pratica queste apparecchiature sono studiate per rilevare la frequenza cardiaca, respiratoria e dei movimenti notturni ed anche l’analisi precisa delle fasi del sonno. Possiamo così ottenere un diario del sonno con eventuali rilevazione dei disturbi respiratori e ottenerne una immagine grafica. Tutto ciò é reso possibile oggi, infatti del nostro sonno possiamo misurare e ottenere valori numerici che ci danno l’esatta rilevazione, l’analisi e il miglioramento delle personali abitudini notturne.

Quali sono allora i valori più significativi in grado di quantificare il periodo che dobbiamo dedicare al recupero psicofisico?

Il più riconosciuto indice in grado di dirci se un eventuale russamento può danneggiare la nostra salute si definisce: indice di apnea/ipopnea (AHI). Si tratta di un punteggio che rappresenta il numero medio di eventi di interruzione completa o parziale del respiro che si manifestano per ogni ora di sonno.  Nel sonno normale questo valore non dovrebbe superare il numero di 5 eventi per ora. 

Lo stesso valore non dovrebbe essere superato per l’indice di disturbo respiratorio (RDI). Si tratta di un indice simile al precedente, ma che tiene conto anche di brevi risvegli che costringono ad uno sforzo respiratorio e conseguente “arousal” a livello elettroencefalografico: i cosiddetti RERA.

Le apparecchiature cliniche, a differenza delle applicazioni “fai da te”,  sono in grado soprattutto di misurare esattamente il valore dell’indice di desaturazione dell’ossigeno (ODI). Questo punteggio è importantissimo, in quanto prende in considerazione il numero delle volte che l’ossigeno nel sangue scende di almeno il 4% ogni ora di sonno. Come ci si può facilmente immaginare, più l’ossigeno diminuisce, più il cuore deve faticare e rischia di sviluppare aritmie, ipertensione, insufficienza cardiaca fino al cosiddetto “cuore polmonare cronico” con aumento del rischio di infarto cardiaco, ma anche ictus cerebri e morte improvvisa. 

REM significa “Rapid Eye Movement”, e sta ad indicare il movimento rapido degli occhi che avviene durante una precisa fase notturna. Non solo i nostri occhi si muovono, ma anche il nostro corpo subisce dei cambiamenti: il battito cardiaco accelera, la pressione arteriosa aumenta, e il respiro diventa meno regolare. La fase REM del sonno è detta appunto “sonno paradosso” perché è l’unica in cui si verificano i sogni. Il nostro cervello è infatti incredibilmente attivo, come se stessimo svolgendo un’attività intellettuale. Sappiamo che l’interruzione della fase REM può provocare l’insorgenza di sintomi ansiosi, irritabilità, difficoltà di concentrazione e disturbi della memoria. Sognare, quindi, non è semplicemente un gioco, ma un’attività cognitiva fondamentale per il nostro benessere. Il risveglio brusco dalla fase REM, infatti, può causare confusione e disorientamento e addirittura allucinazioni. Addirittura, non andare nella fase REM per diversi giorni porta a disturbi psichici, allucinazioni, paranoia e disturbi della personalità.

Il fabbisogno totale di sonno e quello della fase REM sono variabili soprattutto in base all’età:

Fabbisogno totale di Sonno Di cui Sonno REM
Fino a 2 anni 12 ore e 30 minuti 3 ore
Fino a 5 anni 11 ore 2 ore 30 minuti
Fino a 9 anni 10 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 13 anni 10 ore 2 ore
Fino a 19 anni 8 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 25 anni 8 ore 2 ore
Fino a 30 anni 7 ore e 20 minuti 2 ore
Fino a 45 anni 7 ore 2 ore
Fino a 50 anni 6 ore e 20 minuti 1 ora 30 minuti
Oltre i 50 anni 6 ore 1 ora 30 minuti

L’età, e le caratteristiche psicologiche personali possono determinare l’esigenza di sonno. L’adulto, l’anziano, ma anche la persona estroversa, energica, lavoratrice instancabile, ambiziosa e sicura di sé generalmente dorme poco, mentre il soggetto che facilmente si preoccupa, insoddisfatto di sé, un po’ nevrotico, creativo tende a dormire per tempi più lunghi. Resta determinante e meno variabile la durata del sonno che deve essere garantita allo stadio REM e cioè tra il 15 ed il 30%. 

Dobbiamo essere consapevoli che dormire non è una perdita di tempo, come la società frenetica di oggi potrebbe farci credere. Per migliorare le nostre prestazioni dovremmo preoccuparci di dormire meglio, non meno. Diverse funzioni infatti vengono regolate proprio in questo indispensabile momento della nostra vita. Non godere di un sonno realmente ristoratore é da considerarsi pertanto una vera e propria malattia.

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Un recente studio ha analizzato circa 700 pazienti, presentatisi al pronto soccorso con una perforazione traumatica della membrana del timpano. Circa il 63% dei casi era costituito da giovani non ancora diciottenni e tra loro sono risultati piú esposti al rischio i bambini sotto i 6 anni.
I tipi di trauma includevano lesioni da trauma diretto (554 pazienti), lesione da esplosione (55 pazienti) e danno strumentale (32 pazienti). I taumi diretti a loro volta erano dovuti a corpi estranei, uno schiaffo o un pugno causati dal coniuge o amante nella maggior parte dei casi (52%), meno frequentemente da genitori e famigliari (3%), insegnanti scolastici (4%), compagni di scuola (12%), agenti di sicurezza (7%), e percosse per liti da traffico di strada (22%).
In numerosi pazienti erano rilevabili anche i residui dei corpi estranei nel canale auricolare e tra questi la maggior parte erano da cotton fioc. Questi diffusissimi bastoncini cotonati nacquero nel 1923 dall’idea di un americano di origine polacca che trovó il modo di produrre industrialmente i batuffoli di cotone che vedeva arrotolare dalla moglie attorno agli stuzzicadenti per pulire le orecchie ai figli. Il signor Gerstenzang, con il suo intuito sará certamente ricordato per una invenzione che ha rivoluzionato l’igiene quotidiana del 19. secolo.
Purtroppo, peró non si tratta di un sistema sicuro.
Questi bastoncini imbottiti sono stati a lungo commercializzati soprattutto come prodotto per la casa e pubblicizzati per le loro diverse applicazioni: cosmesi, attività artistiche e manuali, la pulizia della casa e la cura dei bambini. E da anni, le confezioni dei cotton fioc riportano un’avvertenza molto esplicita: “Non inserire nel canale uditivo”. Ma tutti – soprattutto chi di professione si occupa di problemi dell’apparato uditivo – sanno che molte persone, se non la maggior parte, ignorano completamente tale avvertenza.
Un articolo del Washington Post del 1990 sosteneva ironicamente che dire alle persone di “utilizzare i bastoncini solo nel padiglione auricolare esterno evitando le cavità uditive” – come suggeriscono le confezioni di cotton fioc – sia come chiedere ai fumatori di tenere una sigaretta in bocca senza accenderla.
Il cotton fioc, inoltre, oltre a essere pericoloso è anche superfluo e l’uso prolungato causa la rottura delle ciglia che trasportano verso l’esterno il cerume, provocandone l’accumulo, anzi spingendolo in profonditá. Per questo motivo, l’American Academy of Otolaryngology nelle sue linee guida del 2008 ha classificato i cotton fioc come “intervento non appropriato o dannoso”, anche nel caso in cui il cerume debba essere necessariamente rimosso dall’orecchio.
Possiamo quindi essede d’accordo con il Prof Fitzgerald di Washington quando afferma: «Se fosse per me, sarebbero tolti dal mercato», ha detto. «Quando ho in cura pazienti con problemi alle orecchie ricorrenti, mi faccio promettere che butteranno via i loro cotton fioc, e che non li ricompreranno più. I pazienti che continuano a tornare con delle infezioni alle orecchie sono quelli che non mi danno ascolto».

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ACUFENI: TRATTAMENTI COMPLEMENTARI

Qual è il ruolo della medicina complementare nella gestione dell’acufene?

Oggi, si può spaziare tra un gran numero di farmaci, integratori e terapie alternative che aiutano a far stare meglio le persone colpite. I sistemi più popolari sono: terapia respiratoria, training autogeno, biofeedback, cromoterapia, esercizio fisico, bodybuilding, idroterapia, meditazione, t’ai-chi, yoga e altri.

I trattamenti alternativi per l’acufene sono:

Agopuntura: esistono studi che mostrano che l’agopuntura non risolve il rumore dell’orecchio cronico, ma che i sintomi di accompagnamento, come l’insonnia, difficoltà di concentrazione e altri, sono influenzati positivamente e che il suono può essere alleviato. L’applicazione degli aghi ha significato nel rumore dell’orecchio cronico.

Medicina Aiurvedica: informarsi esattamente riguardo l’esperienza del medico supervisore e, soprattutto, fare riferimento ai consigli di diagnostica ayurvedica.

La  terapia con fiori di Bach: questa terapia è completamente priva di effetti collaterali, ma anche di effetti clinici dimostrabili. Un risultato positivo nel trattamento dell’acufene cronico è probabilmente dovuto all’effetto placebo e all’influenza carismatica del terapeuta.

Elettroterapia dell’orecchio: attualmente non esiste una certezza del beneficio terapeutico e quindi si dovrebbe essere molto scettici su questa procedura.

Riflessologia: il trattamento è indolore, innocuo e piacevole e può essere utile come misura complementare.

Omeopatia: l’omeopatia potrebbe essere un aiuto nel trattamento dei disturbi concomitanti del tinnito cronico. Il trattamento omeopatico come unica terapia per la risoluzione dell’acufene, tuttavia, deve essere considerato inefficace.

A seconda della complessità e dei sintomi associati, non dovrebbero essere trascurate altre misure terapeutiche come la consulenza psicologica, le terapie mediche e il retraining.

Ipnoterapia: l’ipnosi può far sì che i pazienti non sentano più i loro rumori dell’orecchio così fastidiosi. Ad esempio, il rumore dell’orecchio può essere collegato dall’ipnosi con idee piacevoli. Il rilassamento (piuttosto aspecifico) associato all’ipnosi libera dalle paure. Attraverso un’applicazione responsabile, il paziente ottiene il controllo sugli attributi negativi dell’acufene e quindi sulla libertà nella gestione di pensieri e misure positive. Come ausilio, nel contesto di un trattamento a 360 gradi, questo metodo può essere suggerito.

Kinesiologia: non può essere considerata come unica terapia. Viene usato – anche diagnosticamente – da terapeuti esperti come “strumento” nel contesto di un trattamento olistico.

Musicoterapia: nelle mani di riabilitatori esperti, la musicoterapia è altamente raccomandata, non solo nell’acufene. Magnetoterapia: ad oggi studi scientifici sul funzionamento e l’efficacia della terapia non sono ancora disponibili.

Terapia neurale: c’è chi sostiene che possa avere una certa efficacia se è applicata già nella fase acuta dell’acufene.

Osteopatia e chiropratica: l’osteopatia e la chiropratica possono ottenere risultati sorprendenti nel trattamento nei casi acuti in singoli casi. Anche un acufene cronico può essere alleviato dall’osteopatia, in parte dalla chiropratica, in molti casi. Ciò è anche favorito principalmente dall’intenso contatto tra terapeuta e paziente.

Perché sotto stress l’acufene aumenta?

Lo stress è una componente naturale delle nostre vite, è qualcosa che tutti abbiamo vissuto e che dobbiamo sperimentare proprio come sentiamo la tristezza o la felicità – a volte abbiamo bisogno di sperimentare la tristezza per sapere cosa significa felicità! Cosa può allora fare il paziente con acufeni per combattere lo stress: soprattutto camminare, parlare e mangiare più tranquillamente. Lasciare l’orologio a casa. Guidare l’auto in modo consapevole e più lento. Ascoltare attentamente la musica. Raccogliere o trascrivere vecchi ricordi positivi. Visitare un buon amico. Sorridere di più. Essere più consapevole di più amichevole con le persone che incontriamo. Mantenere il controllo in circostanze fastidiose. Esprimere al proprio partner e ai figli i propri sentimenti. Ritirarsi in determinati momenti. Visitare un museo o una galleria d’arte. Identificare le cattive abitudini ed eliminarle. Offrire un piccolo regalo a qualcuno che ti sta caro.

Esiste una dieta per gli acufeni?

Non esiste una dieta specifica per l’acufene che possa eliminare il rumore dell’orecchio! Tuttavia, una sensazione corporea sana e corretta contribuisce in modo determinante a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della vita e quindi a far fronte a un acufene cronico. Anche per questo fastidioso disturbo è in ogni modo importante è che i cosiddetti “veleni del piacere”, cioè l’alcol, la caffeina e la nicotina siano evitati in modo assoluto!

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ACUFENI : cause e rimedi

I disturbi della circolazione possono causare acufeni?
La perfusione dell’orecchio interno con la coclea è regolata nel nostro corpo in modo molto preciso ed è largamente indipendente dall’influenza della pressione sanguigna. Gli esperti ora sono sicuri che si tratti solo in casi particolari di disturbi circolatori puri. L’assunzione di compresse che promuovono la circolazione è quindi considerata oggi spesso priva di significato. Nel caso di un vero disturbo circolatorio, è probabile che solo una terapia sia in grado di fornire ossigeno nutriente all’orecchio interno: l’ossigenoterapia iperbarica.
Ci sono radiografie per spiegarci l’origine del nostro acufene?
Se vi è il sospetto di un acufene di origine organica dall’esame clinico, vengono utilizzate tecniche di imaging molto specifiche che possono rappresentare direttamente o indirettamente le strutture delle vie uditive centrali. Imaging si avvale innanzitutto della risonanza magnetica (RM). Usando questo studio, che non espone il paziente ai raggi X, ma si basa sulla misurazione dei campi magnetici, è ora possibile visualizzare i tessuti sia nel cervello ma anche nel resto del corpo in modo molto preciso, fino a una risoluzione di meno di 1-2 mm. Questo studio è eccellente per rilevare anche piccoli neurinomi acustici che possono crescere nel condotto uditivo interno. Gli ultrasuoni possono essere indicati  specialmente in caso di rumori  sincroni con il polso, quando è necessario ricercare le ostruzioni nel flusso. A tale scopo, l’ecodoppler é l’ideale per la prima diagnosi. L’angiografia può essere un approfondimento utilissimo in tutti i casi in cui la prova di una alterazione nel flusso sanguigno viene rilevata durante l’ecografia, il sistema vascolare deve essere visualizzato utilizzando una radiografia dei vasi sanguigni, un’angiografia che può mostrarci ciascun singolo rametto del flusso sanguigno. In questo studio, un catetere viene inserito in un grande vaso sanguigno e vengono iniettati mezzi di contrasto. Una rappresentazione molto precisa del nostro albero vascolare può essere però ottenuta anche senza l’uso di cateteri, mediante uno speciale esame di risonanza magnetica, la cosiddetta angio-MRT.
Quali sono farmaci abbiamo a disposizione per il trattamento dell’acufene?
La pillola, che semplicemente “spegne”un rumore dell’orecchio, non è stata ancora inventata. Molti farmaci sono efficaci soprattutto in speciali forme di tinnito, ma non influenzano la sua origine o le sue cause. Sono in corso molte ricerche e alcune metodiche si sono rivelate incoraggianti. Sulla base dell’ipotesi che i disturbi circolatori siano tra le cause principali nello sviluppo degli acufeni, i medicinali che favoriscono la circolazione sono usati principalmente nel trattamento acuto. Sempre più frequentemente però questo meccanismo è messo in discussione. I farmaci usati qui sono in parte vasodilatatori, in parte quelli che migliorano le proprietà del flusso del sangue. Per ottenere un effetto rapido e intenso, le sostanze sono somministrate in forma di infusioni. Con l’acufene cronico, una tale terapia con lo scopo di migliorare la circolazione non ha più senso. Sono quindi utilizzati farmaci che possono intervenire nei processi di trasmissione dell’udito nell’orecchio interno e nel cervello. Una valutazione dello specialista può contribuire in modo determinante alla guarigione dell’acufene.
Che cosa consigliano i medici?
A tutti i pazienti diciamo: “anche se trovassi il silenzio assoluto, il tuo rumore dell’orecchio sarebbe sempre presente e ti sembrerebbe addirittura più forte”. Distraiti per evitare la cronicizzazione! Goditi la giornata! Non spegnere i  dispositivi che producono suoni! Metti una sveglia sul tuo comodino o una fontanella con un flusso di acqua nella camera da letto. Evita il silenzio! Ascolta tranquillamente la musica di sottofondo durante il giorno e prima di addormentarti. Ascolta i suoni della natura, come il canto degli uccelli o il fruscio delle foglie. Non ascoltare te stesso se l’acufene è ancora lì! Esegui il diario degli acufeni (soprattutto all’inizio della malattia può essere utile). Divertiti: visita gli amici. Vai al cinema o un concerto. Regalati un weekend di benessere.
Qual è la terapia nella fase acuta?
Talvolta può essere necessario un trattamento in regime di ricovero, specialmente quando è presente un disturbo dell’orecchio interno e già questo prevede flebo per diverse ore al giorno (da 3 a 6 ore). Soprattutto in certi casi si rende necessario un attento monitoraggio ospedaliero (ad esempio in caso di diabete).
Qual è il trattamento dell’acufene cronico?
Il medico deve sempre porre le seguenti domande specifiche: Quanto ti dà fastidio l’acufene? Ce la fai a conviverci? Nonostante il paziente, ovviamente, voglia eliminare il rumore dell’orecchio, deve chiedersi quale significato abbia acquisito il tinnito nella sua vita e, soprattutto, se e in che modo il rumore dell’orecchio influisce sulla sua vita sociale, sulla sua felicità e sul suo lavoro. In molti casi, a questa domanda il soggetto risponde che è sopportabile. Molti sopportano il loro acufene tanto da non venirne più minimamente disturbati. Se il paziente però soffre  particolarmente e la qualità della vita è influenzata negativamente, si rendono necessarie ulteriori misure. In linea di principio, l’intervento deve coprire le seguenti aree: psicologia, stile di vita, sport, nutrizione, sonno, igiene, terapia di rilassamento (in particolare per la gestione dello stress). Le linee guida sugli acufeni propongono le seguenti opzioni di trattamento: nessuna terapia nella maggior parte dei malati che hanno ricevuto sufficienti informazioni e suggerimenti attraverso la consulenza sull’acufene e una eventuale consulenza psicologica, essi saranno in grado di affrontare il loro disturbo senza usare farmaci. Potrà poi essere introdotta una integrazione con terapia farmacologica nel caso di una diagnosi medica, l’indicazione di apparecchi acustici e / o mascheratore del tinnito, una psicoterapia (nel caso di. ansia o depressione) o tinnitus retraining therapy eventualmente combinato con farmaci psicotropi.

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ACUFENI: perché

Le nostre orecchie sono attive 24 ore al giorno. Nei giorni nostri il silenzio assoluto ci appare addirittura anormale L’orecchio è il primo organo sensoriale pienamente sviluppato e funzionante già nel grembo materno ed è l’ultimo a spegnersi con la morte! Se nel corso della nostra vita non usiamo il nostro sistema uditivo con parsimonia, l’udito svanirà come la carica di una batteria. I sovraccarichi acustici si accumulano nell’orecchio per tutta la durata della vita.

 

Perché compare lacufene?

I rumori molesti, fischi, fruscii che percepiamo nel silenzio sono causati da una moltitudine di possibili situazioni e patologie.

In una grande maggioranza dei casi si tratta di un danno alle cellule ciliate. Queste ciglia sono, per così dire le antenne delle cellule del senso dell’udito. Esse si trovano nell’orecchio interno, dove abbiamo oltre 1 000 000 di parti meccaniche in movimento! Il danno alle cellule ciliate è frequentemente causato dal rumore. Il rumore cronico, ma anche quello acuto derivante ad esempio da esplosioni, portano a danni diretti di queste parti meccaniche. Un traumatismo acustico è una delle cause più comuni di rumori acuti o cronici dell’orecchio.

Disturbi nell’area dei canali ionici. Un alterato afflusso di sodio o di potassio nella cellula ciliata può portare a una reazione anomala e quindi alla produzione di rumori da parte dell’orecchio. Perché si può arrivare a un disturbo di questi canali, non è ancora sufficientemente chiarito. Una causa, tuttavia, sono le intossicazioni dell’orecchio interno, dovute talvolta da alcuni farmaci, tra cui anche l’aspirina in dosi elevate.

Danni alle pompe ioniche. Le piccole pompe sul lato delle cellule ciliate sono anche sensibili alle tossine cellulari. Queste includono alcuni farmaci, ma anche molto probabilmente dai cosiddetti “veleni del piacere”come la nicotina. Un disturbo della motilitàdi queste cellule. La corretta contrazione della cellula se investita da uno stimolo sonoro è cruciale per il nostro udito. Il meccanismo motorio della cellula pilifera non solo migliora la percezione del suono, ma consente anche a ciascuna delle 48.000 cellule ciliate di trasmettere il proprio segnale al cervello. Questo meccanismo rende possibile per noi riconoscere certi segnali in mezzo ad una giungla di suoni che ci circonda. Nella sala da concerto, questa capacità ci consente di distinguere i singoli strumenti.

Disturbi della trasmissione del segnale al nervo uditivo (sinapsi). La ricerca dei disturbi patologici nell’ambito della trasmissione sinaptica, non solo sull’orecchio interno, ma anche nel cervello, è attualmente in pieno svolgimento.

 

 

 

 

 

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Come vanno somministrate le soluzioni saline nasali ai bambini?

Sovente mi accorgo che la maggior parte dei medici prescrive soluzioni saline nasali, ma non si sofferma a sufficienza nella spiegazione delle modalità di somministrazione. Vanno quindi chiarite le modalità corrette per somministrare gocce saline nasali soprattutto a neonati, bambini piccoli e bambini più grandi.

Quando i bambini soffrono di raffreddore, influenza o allergie, le gocce nasali sono uno strumento efficace per alleviare la congestione. Sono composti principalmente da una soluzione salina, che provoca la contrazione dei vasi sanguigni nel naso  (decongestioni) e la diluizione del muco (mucolisi) e riduce il gonfiore della mucosa che riveste i seni paranasali che si stanno sviluppando proprio in questo periodo della vita. Alcune gocce nasali possono contenere anche  altri principi attivi, come steroidi, disinfettanti, vasocostrittori e molte altre sostanze attive sulle mucose con cui vengono a contatto. Presupposto fondamentale, però è che vengano utilizzate secondo modalità molto precise, che sovente il medico non specifica adeguatamente.

Nel caso di un lattante, ci si deve lavare le mani con acqua e sapone. Va verificato il dosaggio appropriato del contagocce nasale. Il bambino va cullato sul braccio sinistro. Se il naso del bambino è completamente bloccato dalla congestione, si può utilizzare una peretta di aspirazione nasale per rimuovere il muco che ostruisce il nasino. Il contagocce va posizionato appena oltre l’apertura del naso del bambino. Si spreme delicatamente il bulbo del contagocce fino a somministrare il dosaggio richiesto.

Il piccolo va poi tenuto nella stessa posizione per cinque minuti per consentire alle gocce di fluire all’interno del naso. Se il bambino inizia a tossire, va mantenuto in una posizione più eretta. E’ consigliabile al termine di risciacquare peretta e boccetta con acqua tiepida.

Con i bambini più grandi la chiave del successo è la cooperazione. Premiare il bambino quando collabora può essere determinante per rendere questa esperienza meno spiacevole per tutti. Gli va proposto di soffiare bene il nasino e coricarsi. Andrà avvisato che sentirà le gocce in gola e che non si deve spaventare, ma rimanere supino per cinque minuti. Può naturalmente alzarsi in caso di tosse, ma resistere alla tentazione di soffiare nuovamente il naso per qualche minuto.

La prima volta soprattutto è fondamentale che tutto si svolga tranquillamente, e le somministrazioni successive sarà molto meno traumatizzanti.

Gli effetti collaterali possibili possono includere: naso che cola, starnuti, bruciore, o secchezza nasale.

L’attenzione ad una igiene corretta aiuta a prevenire  questi effetti collaterali: lavare e asciugare sempre il contagocce ogni volta che viene usato il farmaco e non condividere mai contagocce nasali tra i bambini evita la diffusione di infezioni.

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