www.rolandofustos.it | Blog del Dr. Rolondo Füstös otorino
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troppo rumore!

Tutti noi siamo disturbati quando ci troviamo in presenza di un rumore troppo forte. Ma le persone con perdita uditiva anche lieve, hanno orecchie particolarmente sensibili e non possono tollerare livelli anche normali di rumore. L’udito ipersensibile (iperacusia) è più comunemente associato a una perdita dell’udito. Molti di noi hanno sperimentato il modo in cui le persone anziane ti chiedono di parlare, ma poi, dopo un po’ dicono: “non gridare! Non sono mica sordo”.  Questo fenomeno è tipicamente un problema per le persone che soffrono di sordità neurosensoriale, mentre non disturba le persone che soffrono di ipoacusia trasmissiva. Man mano che invecchiamo, il numero di cellule ciliate e fibre nervose responsabili della percezione di suoni nell’orecchio interno si riduce. Anche la capacità di valutare diverse intensità del suono è compromessa. Per compensare ciò, vengono reclutate e attivate tutte le fibre nervose superstiti per ottenere un volume quasi massimo. Di conseguenza, anche suoni abbastanza moderati possono sembrare insopportabilmente rumorosi. 

La gamma dinamica é la possibilità di sentire dai sussurri fino ai rumori assordanti degli aerei con escursioni di 140 decibel e oltre. Per avere un’idea di quello che é la dinamica del nostro orecchio, in un ipotetico confronto tra i suoni che percepiamo e la capacità visiva, se l’occhio avesse la stessa dinamica saremmo in grado di leggere un quotidiano a distanza di 50 metri. Con il passare degli anni si riduce sia la capacità visiva, quanto quella uditiva, ma non in maniera lineare, si riduce la acutezza visiva per vicino e quella uditiva per i suoni piú acuti.

Nell’anziano e nella maggior parte degli ipoacusici percettivi, la gamma dinamica viene compressa: la differenza tra il suono piú lieve che percepiamo e quello piú forte é minima. Quando una persona soffre di perdita dell’udito e deve usare gli apparecchi acustici, questi non devono sovraccaricare l’orecchio con un suono troppo amplificato. I recenti apparecchi acustici hanno un “picco di taglio” che deve attenuare i suoni che, se troppo forti, disturberebbero ulteriormente il nostro udito. Si tratta in particolare di un controllo automatico del volume entro limiti ben stabiliti e variabili per ogni particolare situazione in cui il soggetto si viene a trovare.

Recenti ricerche hanno dimostrato che in molti casi l’uso del rumore, applicato all’orecchio da un generatore di rumore bianco, può aiutare. Per questo motivo alcune protesi di ultima generazione sono predisposte per produrre suoni o rumori anche nel silenzio. Proprio questi apparecchi risultano particolarmente utili nei pazienti con acufeni disturbanti. 

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IL NASO DI KATE

C’è quello a sella, a patata, alla francese, aquilino, greco, insomma almeno 40 sono i principali tipi di naso più comuni. Riconosciamo razze umane diverse dalla forma del loro naso, perché questa protuberanza si dimostra piuttosto costante e caratteristica nelle diverse etnie. Il perché di tale diversità é molto dibattuto e va ricercato nelle diverse linee evoluzionistiche della specie umana. La principale funzione del naso e delle cavità nasali é quella di “condizionatore” per l’aria che respiriamo, in maniera che questa raggiunga le vie respiratorie inferiori nelle condizioni ideali per lo scambio dell’ossigeno con il sangue. Questo suggerisce che le diverse lunghezze e forme della piramide nasale siano il risultato dell’adattamento a diversi tipi di esigenze climatiche. Un gruppo di scienziati in Illinois ha confrontato la larghezza delle narici e la misura delle “ali” nasali, con la distribuzione delle temperature, della umidità relativa ed assoluta. Le razze originarie di luoghi con climi freddi e secchi presentano per lo più cavità nasali più strette rispetto a coloro che originano da zone con climi caldo-umidi.

Arslan A. Zaidi della università di Pennsylvania sostiene peraltro che questo sia solamente una spiegazione semplificata di un processo evoluzionistico molto più complesso, che probabilmente vede in gioco altri elementi tutt’altro che secondari come ad esempio la selezione sessuale.

Il naso perfetto? Quello di Kate Middleton, la duchessa di Cambridge con il suo angolo di 106 gradi presenta proporzioni perfette. Non solo quindi Kate ha il guardaroba più ambito, i capelli e i denti che fanno invidia, ambitissimi occhi verdi, ma è anche la titolare del naso più desiderabile in Gran Bretagna. Non a caso il numero di donne che chiedono ai chirurghi estetici di rendere il proprio naso più simile a quello di Kate è triplicato dal 2011.  La psicologa Carmen Lefevre, specializzata nello studio delle caratteristiche del volto, sostiene: “La simmetria del naso di Kate, l’angolo tra il labbro e la punta del naso e la quantità minima di narice in mostra, sono tutti quasi perfetti”.

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Quand’è l’ultima volta che hai dormito bene?

Che cos’e` l’apnea ostruttiva del sonno (OSAS)? Come viene diagnosticata l’apnea del sonno?

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome) è un disturbo comune che si manifesta con temporanee interruzioni della respirazione durante il sonno. Si verifica quando i muscoli della gola non riescono a mantenere aperte le vie aeree e ne causano l’ostruzione. Le pause della respirazione possono durare da pochi secondi ad oltre un minuto e possono manifestarsi fino a 30 e più volte in un’ora. La gravità dell’apnea ostruttiva si calcola sulla base del numero di episodi di apnea per ora di sonno. Il nostro cervello, per risposta, ci sveglia per un brevissimo momento consentendoci di respirare di nuovo. Questi eventi ripetuti di apnea impediscono di fatto di raggiungere o mantenere gli stadi più profondi del sonno, causando un elevato livello di stress all’organismo e la temibile sonnolenza diurna.

La mancanza di sonno può determinare molti effetti, apparentemente estranei al bisogno di dormire ma in realtà strettamente legati ad un sonno qualitativamente e quantitativamente non adeguato: aumento di peso, mal di testa, disturbi della memoria, sbalzi d’umore e calo della libido. Inoltre, è ormai riconosciuto che la mancanza di sonno determina rendimenti inferiori alle aspettative e la eccessiva sonnolenza che ne deriva aumenta sensibilmente il rischio di incidenti alla guida o sul lavoro.  Le apnee non trattate possono aumentare il rischio di pressione alta, di infarto, di ictus, di obesità e di diabete. Inoltre possono aggravare l’insufficienza cardiaca ed aumentare la probabilità di aritmie (battiti cardiaci irregolari).

La polisonnografia ambulatoriale ha rappresentato finora l’unica opzione possibile per accertare l’esistenza di apnee del sonno e spesso richiede il ricovero per una o più notti. Inoltre, un test del sonno ambulatoriale può essere costoso e divenire stressante per il paziente, sia per la complessità dell’esame che per l’ambiente non familiare in cui si esegue.

 

WatchPAT, invece, può essere utilizzato nel comfort della propria casa, consentendo di preservare il più possibile le condizioni abituali di sonno e permette di ottenere agevolmente dati rilevanti sia sul sonno che sul respiro notturno. Lo specialista, sulla base di diversi parametri e considerazioni tra cui i risultati del test del sonno, potrà identificare il trattamento più idoneo al tuo caso. Le OSAS possono essere oggi trattate con successo, con diverse metodiche che vanno dalle modifiche allo stile di vita, agli apparecchi orali (Oral Devices o MAD), ai dispositivi per la respirazione (CPAP), fino all’intervento chirurgico. Questi trattamenti aiutano il paziente a ripristinare una respirazione normale durante il sonno, riducendo gli stress per la salute e migliorando la qualità della vita.

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Naso che cola? Non sempre si tratta di raffreddore

Il cosiddetto “naso dello sciatore”, cioè il naso che cola quando ci si espone al freddo, deriva da un meccanismo di difesa delle prime vie aeree. Una breve pedalata in bicicletta, un colpo di aria fredda ed ecco il naso inizia a gocciolare un liquido trasparente, acquoso. Non va interpretato come muco o catarro, si tratta per lo più di una breve, innocente  rinite indotta dal freddo. L’aria fredda e secca che ci entra nelle narici, stimola i nervi sulle pareti laterali del naso  e questi inviano l’informazione al nostro cervello, che  reagisce aumentando il flusso di sangue nel naso. I vasi sanguigni si dilatano proprio allo scopo di rendere molto più calda la zona. Il naso si ricopre al suo interno di muco liquido in modo da trasferire umidità all’aria che entra e lo attraversa.  In un giorno di freddo noi possiamo produrre quasi mezzo litro di liquido sulle pareti del nostro naso per assicurare questa funzione. Per ottenere questo  effetto la mucosa del naso si mantiene comunque più fredda del resto del corpo, anche perché deve fare evaporare il muco per umidificare l’aria in entrata. L’aria secca é tra l’altro in grado di attivare le cellule del sistema immunitario.

La perdita di acqua dalle narici è però anche legata alla reazione di condensa al passaggio di aria fredda.  Anche il vapore che risulta da questo processo si aggiunge al muco prodotto, e fuoriesce in maniera incontrollata dalle narici.

Quello che definiamo più propriamente raffreddore é invece una infezione delle cavità nasali. È infatti necessaria la presenza di un virus che “sregoli” questo sofisticato sistema di riscaldamento, depurazione, umidificazione che il nostro naso ci assicura.

Ad ogni modo i metodi per ridurre il gocciolamento sono molteplici: l‘olio di eucalipto ad esempio, ha un effetto decongestionante sulle mucose nasali soprattutto se irritate e può naturalmente arrestare il naso che cola. Possono essere utilissime le inalazioni caldo umide come i classici suffumigi uniti a questa sostanza balsamica. Qualche goccia di eucaliptolo su un fazzoletto,  puó costituire un rimedio comodamente disponibile anche in viaggio. In alternativa, soprattutto nei bambini, vale la pena di diluire l’olio di eucalipto con un po’ di olio di oliva e applicarlo sotto il naso sul labbro superiore.

Anche basilico e timo sono rimedi casalinghi con accertata attività  antibatterica e antivirale che aiutano  rapidamente nel caso di un naso che cola acutamente.  Si possono masticare anche più volte al giorno delle foglie di basilico fresco in maniera che i vapori raggiungano il naso. Come rimedio naturale per il naso che cola si é dimostrato efficace l’olio di basilico. Messe alcune gocce di olio essenziale in un bicchiere d’acqua e usate come lavaggio nasale per irrigazione sono di notevole sollievo. Gli alimenti poi che aiutano a drenare il muco nasale più rapidamente sono inoltre zenzero, cipolle, aglio e peperoncino.

Una dieta sana e varia ricca di vitamine e minerali, in particolare la vitamina C, rafforza il sistema immunitario e previene lo sviluppo di infezioni.

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NON DORMIRE BENE PUÓ COSTARE LA VITA

I colpi di sonno alla guida sono causa di più della metà (56%) degli incidenti in autostrada, e del 22% di tutti gli incidenti stradali. Il russamento e le apnee notturne rappresentano uno dei principali motivi della sonnolenza diurna, causa diretta di più di 200 morti e 12mila feriti l’anno solo in Italia.

Il Decreto italiano del 22 dicembre 2015 – che recepisce la Direttiva Europea 2014/85/UE del 1° luglio 2014 – stabilisce, tra le altre cose, i requisiti necessari per il conseguimento e il rinnovo della patente di guida per chi è affetto dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Secondo la legge, chi soffre di apnee notturne di grado moderato o grave potrà ottenere o rinnovare la patente solo se sussistono precise condizioni, in quanto le apnee notturne “determinano una grave ed incoercibile sonnolenza diurna”, che aumenta il rischio di incorrere in incidenti stradali.

La patente, peraltro potrà essere rilasciata anche alle persone affette da OSAS moderata o grave, a condizione che dimostrino un adeguato controllo dei sintomi con relativo miglioramento della sonnolenza diurna. In caso contrario la patente non potrà essere rilasciata né rinnovata. Questi provvedimenti si prefiggono come scopo principale quello di garantire una maggiore sicurezza sulle strade, diminuendo le situazioni di rischio causate dall’eccessiva sonnolenza alla guida, tipica di chi soffre di OSAS.

Oggi le terapie per combattere le apnee notturne sono molteplici e permettono ai pazienti di trarne di un beneficio immediato, rendendo più sicura la loro guida e, soprattutto, di gran lunga migliore la qualità della loro vita.

L’OSAS è una malattia da non sottovalutare: chi ne soffre ha, tra l’altro, un rischio maggiore di sviluppare ipertensione arteriosa, infarto o ictus cerebrale, oltre ad obesità e diabete.

Attraverso un esame non invasivo denominato Polisonnografia è possibile diagnosticare varie patologie che mettono a rischio il sonno e di conseguenza la salute, per poter poi trovare la cura più adatta.

La polisonnografia è un esame del tutto non invasivo, non vengono utilizzate sonde né aghi ecc, ed è sempre ben tollerato dal paziente che dovrà sopportare soltanto la presenza di qualche cavo e sensore sul corpo durante la notte. Per mezzo dei nuovi polisonnigrafi portatili è possibile eseguire facilmente l’esame presso la propria abitazione senza dover pernottare in ospedale, permettendo un sonno più naturale nel proprio ambiente domestico. Il polisonnigrafo viene posizionato in ambulatorio la sera dell’esame e registra diversi parametri vitali durante la notte; la mattina successiva il paziente riporta in ambulatorio l’attrezzatura per permettere la refertazione dell’esame.

Il polisonnigrafo registra infatti durante il sonno il flusso d’aria del naso e della bocca, l’intensità’ sonora del russamento il movimento del torace e addome, la posizione del paziente nel letto.

L’esame di questa polsinonografia dinamica viene refertato  e puó essere presentato alla visita di rinnovo patente.

È importante la consapevolezza di non rischiare la propria e altrui incolumitá a causa dei famosi colpi si sonno, che sono la conseguenza della sindrome e che le assicurazioni non risarciscono. Basta un semplice esame per poter essere tranquilli.

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COSA CI DICE IL MUCO SULLA SALUTE DEL NOSTRO NASO?

Muco, moccio, candela. Chiamatelo come vi pare, resta comunque una cosa che tutti abbiamo sperimentato.

Quindi, anche se può essere disgustoso soffiare il catarro nel fazzoletto, il muco in realtà svolge una funzione estremamente importante nel nostro naso e non solo.

Chi lo descrive molto bene é Jonathan Hern, otorinolaringoiatra presso il Frimley Park Hospital, a Camberley, nel Surrey.

“Il muco è prodotto nel naso e nei seni paranasali e si muove in direzioni predefinite dai seni nasali verso il naso e poi alla gola, quindi viene inghiottito” dice. “Pertanto si forma un tappeto continuo di muco che viene prodotto, mantiene il naso e la gola umidi, favorisce l’umidificazione dell’aria che respiriamo attraverso il naso, per farla giungere nei polmoni satura di acqua”.

Hern dice che il mondo del muco è ancora più affascinante al microscopio: “Osservando al microscopio la struttura di rivestimento del naso e dei seni nasali, si osservano cellule che producono muco: le cellule caliciformi. Sulla loro superficie si trovano ciglia, simili a piccoli peli che battono in modo coordinato. ”

Di tutto ciò non siamo consapevoli, finché non ci capita il primo raffreddore. “Se hai il raffreddore, il muco viene prodotto in eccesso”, dice Hern. “Puoi allora avvertirlo nel naso e nella gola, è proprio lì che si accumula.”

Una secrezione particolarmente abbondante fa parte della naturale risposta del corpo a un raffreddore. “Fa tutto parte di una risposta infiammatoria acuta: questa vede aumentare la circolazione sanguigna nel naso e nei seni e aumenta la produzione di muco allo scopo di creare una barriera protettiva per cercare di liberarsi dell’infezione virale.

I percorsi del drenaggio dei seni paranasali sono decisamente stretti e contorti. Quindi se si accumula all’interno troppo catarro esso tende a rimanere bloccato nei seni paranasali, ecco perché ti senti completamente ovattato quando hai il raffreddore, non stai effettivamente eliminando il muco come dovresti e perciò si sta accumulando nei seni nasali e intasando cavità nasali “.

“Nello stato di salute normale è davvero tanto il muco prodotto: oltre un litro al giorno, quindi una quantità piuttosto significativa”, afferma Hern. Inoltre ne produciamo molto di più quando abbiamo il raffreddore. “Ma non è solo il volume che è importante, è anche la sua consistenza”, afferma Hern. Il muco sano ha determinate caratteristiche. “Per lo più è chiaro, sottile e acquoso e consente alle ciglia di muoversi, durante il raffreddore diventa denso, appiccicoso e viscoso, è spesso troppo per far sì che le ciglia si detergano, quindi si accumula nel naso e nei seni paranasali. Può diventare quindi molto denso, colorato e di odore sgradevole e portare a sintomi importanti”, afferma Hern. Il raffreddore si puó monitorare anche dalle variazioni del colore del muco.  Dice Hern. “quando hai un’infezione virale spesso il muco si ispessisce e spesso è giallo”.

A volte poi diventa verde. “I pazienti spesso pensano a questo punto di aver sviluppato un’infezione batterica, ma non è necessariamente così: può talvolta essere verde anche se si tratta solo di un’infezione virale.

“Questo è una interpretazione piuttosto comune tra i pazienti e spesso anche tra i medici, che sovente prescrivono antibiotici se il paziente presenta un muco viscoso molto verde”. Gli antibiotici vanno usati per trattare le infezioni batteriche, non quelle virali come il raffreddore o l’influenza. Gli specialisti otorinolaringoiatri fanno uso di uno strumento chiamato endoscopio per esaminare il naso e i seni paranasali. “Con la sinusite batterica, il più delle volte, il secreto è bianco.” Il muco da raffreddore è di solito solo un disturbo lieve e di breve durata. Tuttavia, il Dr. Hern sostiene che alcuni pazienti presentano catarro cronico, gocciolamento nasale, muco nel naso e nella gola “che prosegue, giorno dopo giorno, senza tregua”.

Per problemi come questi, i consigli della nonna sono ancora molto efficaci: “Cerchiamo di far detergere il naso con acqua salata ai pazienti in modo che riducano la densità (viscosità) del muco.”

Questo aiuta a far tornare il flusso del muco alla normalità. “L’irrigazione nasale salina ha sempre un effetto molto benefico”.

Si raccomandano inoltre suffumigi (fumenti) o fumigazioni caldo umide, recipienti di acqua bollita con aggiunta di soluzione salina, o vasi Neti. “è un trattamento vecchia scuola che ha avuto di recente un certo risveglio.”

Per i pazienti con problemi sinusali da molto tempo: “I decongestionanti, in generale, non sono utili.” Non vanno infatti utilizzati oltre i 5-7 giorni, pena l’insorgenza di una rinite medicamentosa.

Spray steroidei nasali sono piú maneggevoli e costituiscono una eccellente opzione in molti casi. Quindi, a dispetto del fatto che “fa schifo”, il muco svolge un ruolo di enorme importanza.  “Probabilmente”, ci dice Hern. “La gente non si rende conto che ha una funzione protettiva nel mantenere il naso e la gola belli e umidi, molti di noi non si accorgono nemmeno che questo processo di trasporto del muco sta avvenendo”.

Ci sono peraltro anche alcune condizioni in cui i paziente non producono il muco nasale: nella  rinite chiamata atrofica. “Questi pazienti hanno un sacco di problemi: il loro naso diventa estremamente secco e crostoso”.

In conclusione: “Nessuno apprezza  i benefici del muco nasale e sinusale, ma quando si sviluppa una patologia, ci si accorge della sua presenza, per questo ha assunto una nomea negativa.”

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IL REFLUSSO SILENTE

Il reflusso faringo-laringeo è una condizione simile al reflusso gastro-esofageo. Queste entità si presentano quando il contenuto dello stomaco risale lungo le vie già percorse dal cibo ingerito. I sintomi nei due tipi di reflusso possono essere talvolta molto diversi. Mentre nel reflusso esofageo sono presenti i classici sintomi dominati dalla sensazione di bruciore al torace ed allo stomaco, questi possono non essere presenti nel reflusso faringolaringeo. Ecco perché questo è anche definito “il reflusso silenzioso”. A  ciascuna delle estremità dell’ esofago c’è un anello muscolare che fa da valvola, detto sfintere. Questa struttura ha lo scopo di mantenere il contenuto dello stomaco al suo interno. Quando il contenuto acido dello stomaco risale fino alla gola e alla laringe o addirittura alla parte posteriore delle cavità nasali che non sono protette,  causa un’infiammazione.  I sintomi possono comprendere: raucedine, tosse cronica, broncospasmo e asma, respirazione rumorosa con apnee nel sonno, disturbi alimentari, calo di peso. Negli adulti il reflusso faringo-laringeo si manifesta con gusto amaro in bocca, sensazione di bruciore nella parte posteriore della gola e il più delle volte sono confusi con altre malattie. I sintomi più comuni comprendono anche: raucedine, tosse persistente, senso del corpo estraneo in gola ma anche scolo di catarro retrofaringeo, deglutizione frequente, disturbi respiratori, infiammazione alla gola. Il reflusso silente è frequente nei neonati perché il loro sfinteri sono in fase di sviluppo, l’esofago è più corto e per la maggior parte del tempo giacciono in posizione distesa. Nei piccoli pazienti il reflusso faringo-laringeo se non curato può causare stenosi sottoglottica, ulcere da contatto, infezioni ricorrenti dell’orecchio medio, versamenti timpanici e otiti croniche. Negli adulti questa situazione è stata addirittura considerata potenziale causa di cancro della faringe e laringe. A livello polmonare può essere responsabile di asma, enfisema, bronchite.

La diagnosi di reflusso silente viene effettuata in base alla storia clinica del paziente, all’esame clinico e soprattutto alla valutazione endoscopica che consente di visualizzare la gola con uno strumento flessibile. Vi è poi la possibilità di monitorare l’aciditá con un catetere attraverso il naso in grado di rilevare l’attività nelle 24 ore.

Il trattamento del reflusso nei bambini prevede di consigliare pasti piccoli e frequenti, mantenere la posizione verticale per almeno 30 minuti dopo l’alimentazione, farmaci, più raramente interventi chirurgici.

Nell’adulto è necessario che il paziente cali di peso se necessario, sospenda il fumo, eviti l’alcol e limiti soprattutto alcuni alimenti come cioccolata, menta,  grassi, agrumi, bevande gassate, prodotti piccanti o a base di pomodori, vino rosso e caffeina .

È importante l’igiene alimentare che prevede di smettere di mangiare almeno due-tre ore prima di andare a letto, elevare la testata del letto di almeno 10 cm., evitare di indossare abiti stretti intorno alla vita, usare la gomma da masticare per aumentare la saliva e neutralizzare l’acido.

Esistono poi diversi farmaci all’occorrenza e, nei casi che non migliorano possono essere necessari interventi chirurgici specifici.

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Qual è l’odore del Natale?

Ognuno di noi ha un ricordo olfattorio del Natale appena trascorso. Chi lo rivive nell’aroma della cannella, altri dei biscotti, ma anche la cera delle candele o la resina dell’abete possono riportarci con le loro fragranze alle feste dei giorni scorsi. Il senso dell’olfatto è indissolubilmente collegato alla memoria, e recenti ricerche suggeriscono che i ricordi evocati dall’odore siano più forti di qualsiasi memoria, anche di quella innescata ad esempio dalla musica. Rispetto a questa, gli odori riescono a suscitare più del doppio delle immagini che conserviamo nella nostra memoria.

L’olfatto è uno dei cinque sensi che aiuta  noi esseri umani a vivere meglio. Questo senso, però, per certi versi, risulta molto meno sviluppato rispetto alla maggior parte degli animali. Ciò è forse dovuto al fatto che non dipendiamo da esso per sopravvivere, nutrirci, cercare partner, ecc. Tuttavia, l’olfatto resta il più sensibile dei nostri sensi. Solo una infinitesima quantità di materia è sufficiente per stimolare le sensibilissime cellule olfattive.  Oltre alla respirazione, il naso consente a diversi odori di penetrare dall’esterno e, grazie ai recettori olfattivi situati nelle sue cavità, percepire, sentire e differenziare i vari odori.

Piccolissime molecole di odori, sotto forma di composti chimici che galleggiano nell’aria, raggiungono le narici e si dissolvono sulle mucose nasali. Una volta sciolti, i composti agiscono chimicamente sui recettori olfattivi che ne rilevano le differenze. L’attivazione di questi recettori genera, nel primo dei 12 nervi cranici, impulsi nervosi che vengono inviati direttamente al bulbo olfattivo e da lì alla corteccia cerebrale (dove avviene la “sensazione” ).

Nel bulbo olfattivo, i recettori sensoriali responsabili della trasmissione dei messaggi dei profumi, inviano le informazioni a due aree fondamentali: il lobo frontale e il sistema limbico. Il lobo frontale è responsabile del riconoscimento dell’odore. Dall’altra parte, il sistema limbico è legato alla memoria e alle emozioni. Quando riceve gli impulsi nervosi dei profumi, scatena forti emozioni basate su esperienze precedenti perché questa parte del nostro cervello dà accesso a memorie situazionali, ma anche di persone o luoghi correlati alle sensazioni olfattive percepite.  Questo sistema risulta molto sensibile, soprattutto ai cattivi odori. Grazie alla struttura del nostro naso, siamo in grado di percepire i cattivi odori in concentrazioni inferiori rispetto agli odori buoni. Ma perché l’olfatto è sensibile a questi odori sgradevoli? Fondamentalmente, perché è un tratto adattativo, poiché la percezione dei cattivi odori è legata a due emozioni fondamentali che favoriscono la nostra sopravvivenza: disgusto e paura. La percezione di un cattivo odore provoca quasi immediatamente un comportamento di evitamento: l‘olfatto innesca una risposta di combattimento o di fuga che aiuta la nostra sopravvivenza.

Perché l’olfatto è così legato ai nostri ricordi? La sensibilità alla percezione degli odori, unita alla nostra capacità di associare gli stimoli, consente al nostro senso dell’olfatto un legame diretto con la nostra memoria. L’odore del pane di una panetteria ci stimola l’appetito, l’odore del mare ci ricorda l’estate, l’odore del caffè ci fa pensare alla colazione e in definitiva facciamo inconsapevolmente un’infinità di associazioni tra diversi odori e ricordi.

Uno studio recente della Rockefeller University di New York ha dimostrato che le persone possono ricordare il 35% di quanto annusano, rispetto al 5% di ciò che vedono, il 2% di ciò che sentono e l’1% di quello che toccano.

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Wann haben Sie das letzte Mal gut geschlafen?

Die Diagnose von schlafbezogenen Atemstörungen ist heute einfacher denn je.

Die obstruktive Schlafapnoe gehört mit zu den häufigsten Volkskrankheiten. Eine obstruktive Schlafapnoe wird häufig durch einen Kollaps der oberen Atemwege aufgrund einer ungenügenden Muskelspannung während des Schlafes begünstigt. Während dem Schlaf kommt es hierbei zu häufigen und länger als zehn Sekunden andauernden Atemstillständen. In schweren Fällen treten mehr als 30 Atemstillstände pro Stunde auf. Durch diese Atempausen sinkt der Sauerstoffgehalt im Blut dramatisch ab. Das hat auf die Dauer Folgen für die vitalen Funktionen und Organe wie Herz und Gehirn.

Die mehrfachen Atemaussetzer werden von den Betroffenen nicht unbedingt bemerkt, jedoch verhindern sie einen erholsamen Schlaf. Häufige Symptome und gesundheitliche Konsequenzen können: Bluthochdruck, Herzinsuffizienz, Diabetes, Schlaganfall, koronare Herzerkrankungen, Herzrythmusstörungen, Tagesschläfrigkeit, Kopfschmerzen, Depressionen, Übergewicht, Leistungsabfall im Alltag und Konzentrationsstörungen sein.

Zur Erkennung einer obstruktiven Schlafapnoe wird in der Regel eine Untersuchung in einem Schlaflabor durchgeführt. Dabei wird eine sogenannte Polysomnographie (PSG) vorgenommen, bei der die physiologischen Funktionen während des Schlafes unter Aufsicht überprüft werden. Mit dem PSG kann eine Schlaf- Atmungsanalyse bequem und sicher zu Hause oder während eines stationären Aufenthalts durchgeführt werden. Die bequeme Art der Messung erlaubt eine Datenerfassung unter normalen Umständen und damit eine Beurteilung des persönlichen Schlafverhaltens ohne störenden Einfluss von außen.

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QUALITÁ vs. QUANTITÁ

Farmaco, medicina, droga, tossico, veleno, in molte lingue sono sinonimi, ma se si passa dal primo termine all’ultimo ci si spaventa. Anche la prima parola, che leghiamo soprattutto con: cura, rimedio, terapia, balsamo, conforto, consolazione, talvolta si accompagna a termini estremamente contraddittori, trasformandolo dal rassicurante “farmaco salvavita“ al più temibile “farmaco killer”.
Queste differenti interpretazioni giustificano la netta suddivisione culturale che vede su lati opposti il fondamentalista, che rifiuta di far vaccinare i figli ed il malato immaginario, che assume compresse in abbondanza ma senza necessità.
Inoltre si sviluppano continuamente nuovi farmaci, ci ammaliamo però sempre di nuove malattie. La EBM (medicina basata sulle evidenze cliniche) conferma che i farmaci che vengono prescritti, nella maggior parte dei casi risultano inefficaci, inutili e talora dannosi.
Anche gli operatori della sanità scarseggiano. In molti paesi avanzati e anche nella nostra provincia, si cercano medici. Ma un aumento dell’offerta in sanità non comporta, lo sappiamo, né la riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni, e nemmeno il miglioramento della salute in generale.
Il premio Nobel per l’economia 1998, l’indiano Amartya Kumar Sen, critico analista dell’economia del benessere, ha dimostrato come lo sviluppo economico non coincide con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita. In sanità questo si conferma poiché più uno stato spende per la salute, più i cittadini si considerano più malati di quanto non lo siano. Ciò comporta che dobbiamo spostare la nostra attenzione soprattutto in questo settore, dalla quantità alla qualità.
1000 italiani hanno 4 medici a disposizione, lo stesso numero di greci è assistito da 6,29 dottori, in Austria i medici per 1000 abitanti sono 4,9 in Germania 4,05 e in Svizzera 4,04. Conviene sempre avere molti medici a prescindere, o é meglio il “pochi ma buoni”?
Meditiamo sulle parole di Hegel che sosteneva: ”la quantità è la qualità divenuta negativa”.

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