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Il surf di Neanderthal

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Il surf di Neanderthal

Nella sua monografia classica sullo scheletro di Neandertal ritrovato a Bouffia Bonneval a La Chapelle-aux-Saints, a Corrèze, in Francia, Marcellin Boule ha segnalato la presenza di escrescenze ossee (esostosi) nei canali uditivi. Non ha commentato ulteriormente questa particolarità, ma da allora la presenza di esostosi uditive esterne è stata descritta in un numero particolarmente alto di resti umani del Pleistocene medio, in diversi altri Neandertal, e in numerosi crani umani arcaici soprattutto del moderno paleolitico superiore.
Le esostosi uditive esterne sono multiple crescite ossee che sporgono nel canale uditivo esterno. Queste anomalie sono relativamente poco frequenti nell’uomo moderno, e colpiscono soprattutto chi pratica sport acquatici. In Europa questa anomalia viene definita: “orecchio del nuotatore”, oltre oceano per lo più: “orecchio del surfista”. Gli osteomi del condotto uditivo esterno sono stati descritti come entità clinica per la prima volta più di un secolo fa. Con certezza è stato dimostrato che la loro distribuzione tra gli umani successivi dell’Olocene varia a seconda della latitudine e si correla con l’esposizione abituale all’acqua soprattutto se fredda. In particolare, le osservazioni cliniche e bioarcheologiche indicano che sono principalmente dovute a un’irritazione ambientale del rivestimento osseo del canale uditivo esterno. Come notato per la prima volta da Van Gilsee Harrison, l’irritante più frequentemente osservato è l’acqua fredda, nel contesto degli sport acquatici. Un secondo fattore favorente l’insorgere delle esostosi del canale uditivo é l’esposizione al vento.
Si tratta di formazioni assolutamente benigne, che però possono portare all’accumulo del cerume e talora alla perdita dell’udito impedendo una corretta trasmissione del suono al timpano. Spesso sono più comuni nei maschi, probabilmente legati più alle differenti attività che alla suscettibilità differenziale tra i due sessi.
Dei 23 resti di Neanderthal esaminati dal professor Erik Trinkaus dell’università di Washington, circa la metà presentava forme di esostosi di diverse dimensioni, almeno il doppio della frequenza osservata in quasi tutte le altre popolazioni analizzate.
Quindi, a meno che gli uomini di Neanderthal non fossero degli appassionati surfers in cerca dell’onda perfetta, tali osservazioni potrebbero significare che essi pescavano molto più frequentemente di quanto la documentazione archeologica suggerisca.
La conclusione dei paleoantropologi sulla base di queste osservazioni é che i Neanderthal avessero un discreto livello di tecnologia e conoscenze, poiché per avere successo nella pesca o nella caccia ai mammiferi acquatici, dovevano essere in grado di sapere quando i pesci risalgono i fiumi o si avvicinano alla costa e quindi l’abilità di elaborare un processo mentale piuttosto evoluto.