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Quante emozioni nella tua voce!

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Quante emozioni nella tua voce!

Quante volte, semplicemente chiedendo ad un amico se vuole uscire con noi per una pizza, in un semplice “si” riusciamo a percepire nella sua risposta stanchezza, gioia, rabbia o altri sentimenti. Un recente studio, pubblicato da di Michael Kraus della Yale University School of Management ha rilevato che il nostro senso dell’udito può essere persino più forte della nostra vista, quando si tratta di rilevare con precisione le emozioni di chi ci sta di fronte. Kraus ha dimostrato che siamo più precisi quando ascoltiamo la voce di qualcuno rispetto a quando guardiamo solo le sue espressioni facciali, o vediamo la faccia e ascoltiamo la voce. In altre parole, siamo in grado di percepire lo stato emotivo di qualcuno meglio al telefono che di persona.
In una serie di esperimenti, Kraus ha verificato che tutti noi siamo più precisi nell’identificare le emozioni degli altri quando sentiamo solo le voci (rispetto a quando guardiamo le espressioni facciali con o senza il messaggio vocale).
Infatti la voce, specialmente quando è l’unica indicazione, è la modalità empatica più potente. Quando ascoltiamo solo la voce, aumenta la nostra attenzione per le sottigliezze del suo tono, delle sue inflessioni. Ci concentriamo maggiormente sulle sfumature che percepiamo nel modo in cui i nostri interlocutori esprimono i loro pensieri.
Quando si parla con qualcuno al telefono, ad esempio, siamo particolarmente sensibili e notiamo se l’interlocutore respira velocemente o sembra nervoso, oppure se il suo linguaggio è monotono e suona male o semplicemente é stanco. Ugualmente, é possibile facilmente rilevare l’entusiasmo e l’eccitazione quando qualcuno ci parla in modo rapido e acuto.
Quindi, è possibile migliorare l’interpretazione delle emozioni nelle voci dei nostri interlocutori?
Uno studio sulle grida infantili ha messo in evidenza come genitori con più raffinata formazione musicale si sono dimostrati più bravi a distinguere nel pianto dei loro figli la fame, dal dolore o dalla paura. Ma, davvero, potremmo non aver bisogno di molto allenamento. Kraus ha scoperto anche che, una volta rimossi altri input (come le espressioni facciali), la attenzione migliora naturalmente e si affida prevalentemente ai segnali vocali.
Dato che spesso cerchiamo di capire le emozioni degli altri facendo affidamento sulle espressioni dei loro volti (e, di fatto, tendiamo a sovrastimare la nostra capacità di farlo!), lo studio di Kraus è un campanello d’allarme. La voce può essere un predittore molto più affidabile del volto, soprattutto se possiamo concentrare la nostra completa attenzione ad essa.
Ma quanta informazione può trasmettere una voce? Ricerche in questo senso condotte da Emiliana Simon-Thomas e Dacher Keltner del Greater Good Science Center dimostrano che non solo rileviamo al telefono il tono emotivo di base nella voce (ad esempio, sentimenti positivi o negativi o eccitazione vs calma), ma siamo effettivamente in grado di rilevare sfumature molto piú fini. Possiamo distinguere la rabbia dalla paura e dalla tristezza; stupore da compassione, interesse e imbarazzo. Molte delle “esplosioni vocali” che caratterizzano alcune emozioni, dall’ahhh! di spavento per l’ ahhh del piacere – si esprimono differentemente nelle diverse le culture.
La capacità umana di percepire le sfumature nelle voci è quindi estremamente sofisticata. In effetti, il riconoscimento delle emozioni vocali avviene in una regione del cervello diversa da quella del riconoscimento facciale delle emozioni stesse, e la Risonanza Magnetica (MRT) lo comprova. Quando due persone parlano e si comprendono veramente, la stessa MRT suggestivamente ci fa vedere che accade qualcosa di molto spettacolare: i due cervelli si sincronizzano letteralmente. È come se entrassero in risonanza, come in una danza, l’attività cerebrale dell’ascoltatore rispecchia e si sovrappone a quella del parlante.
Questo è il tipo di comunicazione a cui tutti dovremmo mirare e che può portare non solo a relazioni migliori, ma soprattutto a una maggiore empatia.
Nella moderna comunicazione che si basa su SMS, WhatsApp, Facebook, si fa largo uso di emoticon per supplire alle scarse informazioni empatiche di un messaggio scritto, ma con risultati molto grossolani.
Soprattutto quando abbiamo una conversazione difficile che richiede molta empatia, dovremmo quindi optare per una telefonata, e se vogliamo utilizzare le nuove tecnologie eventualmente scegliere FaceTime o Skype.

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